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Diakhaby: “Non conosco Cala e non posso dire che sia razzista. Ma in campo non si può dire di tutto”

VALENCIA, SPAIN - JANUARY 21: Mouctar Diakhaby of Valencia CF looks on during the La Liga Santander match between Valencia CF and C.A. Osasuna at Estadio Mestalla on January 21, 2021 in Valencia, Spain. Sporting stadiums around Spain remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by David Ramos/Getty Images)

Il giocatore del Valencia è tornato a parlare della vicenda in una lunga intervista.

Redazione Il Posticipo

Caso Diakhaby - Cala. Il giocatore del Valencia è tornato a parlare della vicenda in una lunga intervista concessa al quotidiano AS. "Mi sento bene. La scorsa settimana è stata difficile per me, ma ora sto bene. Durante la settimana mi sono allenato normalmente, cercando di dimenticare tutto. Sono un professionista. Però voglio raccontare quello che ho vissuto. Cadi mi dice quella frase quando siamo in area e proteggo la palla per il mio portiere. Ho gridato "arbitro, arbitro". La mia reazione è stata strana. Era la prima volta che mi era successo e avevo dimenticato tutto quello che era successo sull'erba. Aveva solo le sue parole nella testa".

PROTESTE - Diakhaby prosegue il suo racconto. "Nell'immagine si vede che si gira un po 'verso di me e l'ultima parola che viene fuori è “m***a”.  Avete visto tutti come ho reagito perché quello che è successo non è normale. Nel calcio ci sono gli insulti, ma ci sono cose che non si possono dire. Nessun compagno ha sentito. L'arbitro non capiva perché fossi così nervoso e arrabbiato. Poi me lo ha chiesto e io gliel'ho spiegato. I miei compagni però mi conoscono. Non mi arrabbio mai e se lo faccio, è successo qualcosa. Gli arbitri ci hanno spiegato che se non fossimo tornati in campo avremmo perso. Non volevo che la mia squadra pagasse per una persona che commette errori e non è della nostra squadra. Non è giusto. Ecco perché ho detto ai miei compagni di squadra di tornare in campo. Se gli avessi detto di restare negli spogliatoi, lo avrebbero fatto".

CAMBIAMENTO - Il giocatore chiede un cambio del regolamento. "La squadra che decide di lasciare il campo per razzismo non deve essere sotto scacco. Non si possono perdere tre punti per una denuncia di razzismo.  Sono disposto anche a un faccia a faccia con Cala. Ribadisco quello che ho capito. Sono in Spagna da quasi tre anni. E poi quello che mi ha detto non è difficile da capire. Se non viene fuori alcuna prova, non vi sarà alcuna  sanzione. Nei campi ci sono gli insulti e quello che succede in campo resta in campo ... ma non tutto. Non puoi insultare per il colore della pelle. Non conosco Cala e non posso dire che sia razzista. Ma le persone devono sapere che non puoi dire tutto senza conseguenze".