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Di Francesco: “Fondamentale entrare nella testa dei giocatori. Alla Samp non ci sono riuscito. La Premier mi affascina”

L'ex allenatore di Sassuolo, Roma e Sampdoria fra presente, passato e futuro.

Redazione Il Posticipo

Dal miracolo Sassuolo, alla semifinale di Champions alle esperienze con Roma e Sampdoria. Eusebio Di Francesco trascorre il periodo di isolamento... fra calcio e famiglia con uno sguardo al futuro, non per forza in Italia. Le sue dichiarazioni sono riprese da Sky Sport.

IDEE - Di Francesco ha lasciato una impronta nel calcio italiano. "In un momento difficile rivedo diverse partite del passato. Credo sia fondamentale entrare nella testa dei giocatori, nella Sampdoria non ci sono riuscito, ma durante la mia carriera ho assaporato qualcosa di importante". Con il Sassuolo invece ha lasciaro ricordi indimenticabili: "Mi sento molto vicino a loro, cerco di aiutare le persone bisognose. Stando a casa posso dare solo sostegno psicologico e morale. Se ripenso a Sassuolo mi vengono i brividi. Lavorare lì è un privilegio. Società serissima. Peccato che non ci sia più il Dottor Squinzi che rappresentava, nei modi, il modello".

ROMA  - Inevitabile passare da Roma. "La Roma aveva un grande squadra non solo da un punto di vista tecnico ma anche mentale. C'è stato un ricambio, adesso vi sono tantissimi giovani. Si sta costruendo qualcosa di molto importante. Ho rivisto la sfida con il Barcellona. Adesso mi emoziona, in panchina l'ho vissuta freddamente".

FUTURO- Di Francesco è uno dei pochi allenatori che ha vissuto l'esperienza di giocare contro il figlio. Una volta ci ha anche perso.  "Non abbiamo parlato per un po' in macchina, ma poi l'abbiamo presa a ridere. Ai figli si perdona di peggio, figurarsi una sconfitta sul campo. Si è fatto perdonare regalandomi la gioia più bella, essere nonno". Oltre a tempo da dedicare al nipotino, c'è anche quello dello studio: "Provo a imparare l'inglese, una esperienza in Inghilterra non mi dispiacerebbe affatto, anzi mi affascina. Per il mio modo di vedere calcio, ho bisogno di giocatori di qualità, ma serve anche molta fisicità. Quando giocavo nella Roma Totti era impressionante per qualità tecniche e fisiche. Da allenatore, Dzeko è stato il più completo".