Derby di Edimburgo, dopo le monetine anche le minacce: “Impiccate Neil Lennon”

Neil Lennon, allenatore dell’Hibernian, è stato colpito al volto da una monetina lanciata dagli spalti durante il derby con gli Hearts. Ma non solo. In città compaiono scritte inquietanti sui muri.

di Riccardo Stefani

La Scozia regala alcune delle rivalità che dietro al calcio nascondono molto, molto di più. Una è rappresentata dal derby di Glasgow: il Celtic è la squadra che rappresenta la parte cattolica della città tanto da avere diversi sostenitori anche nella cattolicissima Irlanda mentre i Rangers rappresentano la sponda protestante. La questione religiosa nell’arcipelago britannico continua a tenere banco e un’altra squadra scozzese, che con gli Hearts di Edimburgo genera un derby facilmente infiammabile per lo stesso motivo è l’Hibernian, compagine allenata dall’ex giocatore e allenatore del Celtic Neil Lennon. Quest’ultimo, nel derby di Halloween è stato raggiunto al volto da una monetina e il suo agente ha spiegato le ragioni.

ECCO PERCHÉ – Intervenuto ai microfoni di Radio Clyde, Martin Reilly, agente del tecnico ha dichiarato: “È stato preso di mira dal primo calcio d’inizio e questa storia va ancora avanti nel 2018, anzi, quasi 2019. Dicono che se l’è cercata? È perché ha i capelli biondi? Perché è stato pagato sei milioni? No, secondo loro se l’è cercata perché è irlandese, è cattolico e ha giocato con l’Irlanda del Nord ed è stato nel Celtic”. Così in casa degli Hearts, l’ex centrocampista che ha giocato anche per il Manchester City è stato colpito con una monetina lanciata dagli spalti sulla faccia.

ANCORA? – Su una questione su tutte, a Reilly, non si può proprio dare torto: siamo quasi nel 2019 e ancora si è obbligati a sentire che le differenze religiose possano provocare certi scempi. Addirittura su qualche muro di Edimburgo è stato scritto con una bomboletta spray “Hang Neil Lennon”, traducibile con “impiccate Neil Lennon”. Se non è eccessivo questo…

SPALLE GROSSE – Il buon Lennon però ha le spalle larghe e non si arrenderà di certo a minacce del genere. Anche perché, essendo nato in Irlanda del Nord nel 1971, ha avuto la sfortuna di conoscere storie peggiori riguardo al conflitto nordirlandese. La speranza è comunque sempre la stessa: quella che un giorno si possa entrare negli stadi per assistere a delle partite di calcio e che questioni politiche, religiose e quant’altro vengano lasciate fuori, nel portaombrelli, per poi riprendersele all’uscita. Se proprio necessarie.

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