Del Bosque e la finale mondiale del 2010: “Mi tremavano le gambe, sapevamo di avere una grande occasione”

Del Bosque e la finale mondiale del 2010: “Mi tremavano le gambe, sapevamo di avere una grande occasione”

Tra poco più di un mese, si festeggerà il decennale della prima e unica vittoria in Coppa del Mondo della  Spagna. Vicente del Bosque ha ricordato emozioni e le sensazioni legate a quel periodo.

di Redazione Il Posticipo

Tra poco più di un mese, si festeggerà il decennale della prima e unica vittoria in Coppa del Mondo della  Spagna. Vicente del Bosque ha ricordato su Eurosport le emozioni e le sensazioni legate a quel periodo.

SUDAFRICA – 2010 la Spagna in cima il mondo: “Ricordo di essere stato un fascio di nervi con tremori alle gambe durante la finale. È molto difficile mantenere la calma perché in quei tipi di momenti puoi controllare davvero poco delle reazioni che ha il tuo corpo. Questi anni sono passati molto rapidamente. Ma tutto cambia molto rapidamente e in breve tempo. Basti pensare a questi tre mesi che hanno cambiato radicalmente la nostra vita. E a ben pensarci, nella prossima settimana il calcio ritorna in Spagna. Dicono che tutto cambierà anche come filosofia di vita, ma io resto molto scettico su questo argomento. Penso che ne usciremo buoni o cattivi come prima. ”

INDIMENTICABILE – Il commissario non ha particolari nostalgie. “Il calcio mi piace e lo seguo con lo stesso entusiasmo di sempre. Però quando sono andato in pensione da calciatore, non desideravo ardentemente il campo ed è quello che mi è successo anche da allenatore”. Il ricordo però resta indelebile. “Non ci siamo mai considerati come potenziali vincitori, ma abbiamo avuto la sensazione che avremmo fatto cose importanti in quel torneo. È molto difficile diventare campione del mondo. Certamente sapevamo di avere una grande opportunità. La precedente Euro Cup, la generazione di giocatori e il sistema di gioco che avevamo erano gli ingredienti che hanno suscitato quel trionfo”.

STELLE – Allenare una squadra di stelle ha aiutato: difficile scegliere il migliore.  “Sono stato fortunato ad allenare tanti campioni.  Mi sarebbe piaciuto avere la condizione fisica di Roberto Carlos, o la classe e la personalità di Ronaldo, Zidane, Hierro, Raúl, Redondo, ma gente come Busquets, Senna o Xabi Alonso sono esempi di quanto siano importanti e vitali i centrocampisti per una squadra”.

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