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Dean si racconta: “Wenger intimidiva. Odiavo il VAR. A West Ham volevano bombardarmi casa…”

WEST BROMWICH, ENGLAND - DECEMBER 31:  Arsene Wenger, Manager of Arsenal in discussion with referee Mike Dean during the Premier League match between West Bromwich Albion and Arsenal at The Hawthorns on December 31, 2017 in West Bromwich, England.  (Photo by Michael Steele/Getty Images)

L'arbitro più severo della Premier, con 114 espulsioni, si ritira. E racconta qualche aneddoto.

Redazione Il Posticipo

Mike Dean, l'uomo più temuto sui campi di calcio inglesi, si ritira. L'arbitro, durante la sua carriera, ha sventolato in faccia ai calciatori qualcosa come 114 cartellini rossi. Pugno di ferro e teatralità lo hanno reso un personaggio. E alla soglia del ritiro, come riportato dalla BBC, il direttore di gara racconta qualche aneddoto. A cominciare dall'addio. "Non so come sarà la ia vita il prossimo agosto. Sono stato per 22 anni uno spettatore privilegiato del calcio senza pagare e potendo anche prendere decisioni".

SOGGEZIONE - Difficile immaginarlo in soggezione, ma durante i primi anni 2000, in Premier, c'erano alcuni soggetti piuttosto complicati da tenere a bada in campo e in panchina. "C'erano calciatori di enorme carisma come Keane e Viera. Le prime settimane non sono state facili, a volte ero un po' in soggezione nel prendere le decisioni. Fra i tecnici, Ferguson non era così cattivo, ma lo faceva credere ed esprimeva la sua opinione solo in caso di palese disaccordo. Arbitrare l'Arsenal invece è sempre stato difficile. Wenger era una presenza costante. Voleva sempre che i calciatori fossero tutelati. E se avesse trovato un modo per bypassare le nostre decisioni, sono certo che lo avrebbe fatto".

MINACCE - Ancora più complicato gestire il rapporto con i tifosi. In fondo tutto il mondo è paese. E quando ritengono di aver subito un torto, i supporter sono difficilmente gestibili. "Nel 2021 ho espulso Soucek per aver dato una gomitata in faccia ad Aleksandar Mitrovic del Fulham. E ho ricevuto minacce dai tifosi. Mi hanno detto che sapevano dove vivevo e che avrebbero bombardato la casa. È stato piuttosto brutto. La mia famiglia ha vissuto settimane complicate. Siamo esseri umani prima che professionisti. Mi sono sentito vulnerabile ma ho dovuto essere forte per la famiglia quella settimana".

VAR - Il rapporto con il Var è stato complicato. "All'inizio lo odiavo. Ho anche litigato con i miei dirigenti. Avevo arbitrato per 19 anni senza che nessuno mi dicesse cosa fare e avere sempre qualcuno che mi parla nelle orecchie. Negli ultimi anni invece l'ho apprezzato. Preferisco essere richiamato allo schermo e prendere la decisione giusta piuttosto che sbagliare e tornare a casa minacciato dai tifosi e perseguitato dalla stampa".