A lezione da De Zerbi: “Non sono un esteta. Se gioco così è perché dà vantaggio”

A lezione da De Zerbi: “Non sono un esteta. Se gioco così è perché dà vantaggio”

Nel giorno del suo compleanno il tecnico del Sassuolo festeggia con un webinar all’AIAC.

di Redazione Il Posticipo

Il tecnico del Sassuolo, Roberto De Zerbi  nel giorno del suo compleanno (41 anni) ha festeggiato il proprio compleanno con una lezione. Un webinar all’AIAC ripreso sui social dalla pagina Facebook di My Football Heroes. Una istantanea che fotografa l’idea di calcio legata all’allenatore del Sassuolo.

GIOCO – Alla base del pensiero, il possesso palla partendo da dietro. Qualche rischio ma anche tanta rendita. “Dico sempre di iniziare a giocare il pallone da dietro”. Accettando il rischio. “Se al primo errore metto pressione ai giocatori, non posso chiedergli questo tipo di calcio. Bisogna accettare l’errore, è questo lo snodo per far sì che si giochi sempre la palla. Io voglio una squadra che giochi a calcio, ma senza indossare le ballerine ai piedi”. Estetica dunque ma anche praticità. “Servono anche la giusta cattiveria e l’atteggiamento. E in aggiunta ci deve essere il gioco. Ovviamente non intendo prendere a cazzotti gli avversari, ma avere più motivazioni:cattiveria, contrasto, approccio, la determinazione sono la base su cui costruire il gioco”.

ESPLORATORE – De Zerbi è uno degli allenatori più moderni. Qualcuno lo ha definito esploratore. “Sono contento, ma non voglio vantarmi. Non sono un professore e nemmeno l’unico portatore della verità. Il modo di giocare che ho e che cerco di trasmettere è la mia visione. Questo non significa che sia l’unica. A volte sono stato criticato per voler  cominciare a giocare sempre dal basso ma se lo faccio è perché ritengo abbia dei vantaggi. Trovo poco coerente cercare di determinare il gioco buttando la palla in avanti e sperando nella spizzata per poi buttarsi sulla seconda palla. Preferisco che un calciatore offensivo riceva la palla sui piedi, anche perché  giocare così infonde sicurezza,  fa crescere l’autostima, aiuta ad alimentare la voglia di giocare e di essere la squadra che può determinare il risultato della partita”.

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