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De Zerbi: “250 panchine a 41 anni, ma non mi godo le cose. Ho una idea di calcio particolare”

FLORENCE, ITALY - DECEMBER 16: Roberto De Zerbi, manager of US Sassuolo reacts during the Serie A match between ACF Fiorentina and US Sassuolo at Stadio Artemio Franchi on December 16, 2020 in Florence, Italy.  (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il tecnico del Sassuolo parla un po' di tutto.

Redazione Il Posticipo

Roberto De Zerbi, tecnico del Sassuolo, smaltita l'amarezza dopo la sconfitta contro l'Inter è tornato a parlare di sè e del suo calcio. Contro i nerazzurri, 250esima panchina in carriera. A 41 anni, indubbiamente un bel traguardo. Il tecnico ha espresso le sue sensazioni a "Nero&Verde". Le sue parole sono riprese da Sassuolonews.

AFFERMATO - Ormai pensando a De Zerbi, l'idea si associa a un allenatore ormai affermatosi ad alti livelli. Eppure la sua "fame" non si placa. Anzi. "Non riesco mai a godermi le cose sino in fondo. Penso sempre al futuro. Anche al Sassuolo, dove ho raccolto l'eredità di Eusebio Di Francesco, mi sono messo alla prova per dimostrare di essere all'altezza della situazione. Sono comunque orgoglioso di quello che ho fatto. Ho totalizzato più di 100 panchine con il Sassuolo ed è un motivo di vanto e di orgoglio ma anche un condizionamento, un invito a non fermarsi. Ho sempre vissuto il calcio con passione. Se sono arrivato a certi traguardi il merito è dei giocatori che alleno, perché il tecnico è solo uno strumento".

CALCIO - Lodato, ma anche criticato. Il calcio di De Zerbi è destinato a dividere. Difficile far convivere estetica e risultati. "Ho la consapevolezza di proporre qualcosa di particolare. E so anche di richiedere qualcosa di esigente. Non c'è spazio per il si può fare o meno. A mio avviso si può fare e basta e possibilmente anche in modo veloce. Ero comunque certo che alla fine questa idea avrebbe pagato perché la squadra è stata costruita con dei calciatori di prospettiva, ma dalle caratteristiche precise. Seguendo sia le esigenze della società che l'idea di gioco. Se la società mette a disposizione del tecnico degli uomini adatti al progetto, in pochi giorni si costruisce l'identità. In questo senso la sfida contro l'Inter è come un biglietto da visita. Al netto della prestazione, abbiamo messo in mostra la qualità e l'organizzazione di gioco.