De Ceglie, parola di juventino: “Con Cristiano è più facile vincere la Champions, ma non basta…”

De Ceglie, parola di juventino: “Con Cristiano è più facile vincere la Champions, ma non basta…”

Un sogno fatto in casa, cullato quando era solo un ragazzino e diventato realtà in uno dei momenti più difficili della storia bianconera. Paolo De Ceglie e la Juventus sono cresciuti insieme e insieme hanno vinto. Da allora un po’ di tempo è passato, ma ciò che è stato resterà indelebile nella seconda vita di “Paolino”.

di Simone Lo Giudice

Benedetta Primavera

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)
(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

“Primavera” non sarà mai una parola banale per Paolo De Ceglie perché rappresenta una stagione incancellabile della sua vita: quella in cui il ragazzino valdostano classe ’86 è diventato uomo al fianco di Claudio Marchisio e Sebastian Giovinco fino all’estate 2006, quella in cui la storia della Juventus è cambiata per sempre. De Ceglie e la Vecchia Signora sono sopravvissuti alla Serie B, il ritorno in A è stato una boccata di ossigeno per tutti, ma la strada per ritornare a vincere si è rivelata lunga e tortuosa. Tutto è cambiato con l’arrivo di Antonio Conte, che nel 2011-12 ha riportato lo Scudetto a Torino: lo juventino De Ceglie l’ha festeggiato dando una riverniciata alla sua Jeep con le tre stelle in bella mostra. Per “Paolino” la Juve è il passato da un paio di primavere, ma ciò che è stato per lui resta indelebile e così sarà anche nella sua prossima avventura professionale e nella sua seconda vita dopo il calcio.

Paolo, le manca giocare a calcio? La sua ultima esperienza è stata al Servette in Svizzera nel 2018…
Sono molto tranquillo e sereno. Mi sto allenando e preparando perché credo che a breve inizierà una nuova avventura per me. Adesso non posso anticipare nulla però.

La sua prossima avventura sarà Oltreoceano?
Non è sicuro al 100%, ma diciamo che ci sono buone possibilità.

Lei è tornato a casa ad Aosta nell’ultimo periodo: ne ha approfittato per allenarsi?
Ci sono andato spesso per stare un po’ con la mia famiglia e seguire la mia squadra e allenarmi. Ho avuto un po’ di tempo libero dopo tanti anni e ne ho approfittato per passarlo a casa mia.

È stato al fianco dei suoi ragazzi? Le piacerebbe fare l’allenatore in futuro?
Quest’anno ho seguito la prima squadra e mi sono divertito a farlo: conosco i giocatori da quando erano bambini. Quando ti piace il calcio ti piace tutto, poi tra il dire e il fare ce ne passa… Non so se farò l’allenatore, vedremo, adesso penso ancora un po’ a giocare. Guidare la mia squadra però mi ha permesso di misurarmi con qualcosa di nuovo. Mi è piaciuto trasmettere ai miei ragazzi quello che imparato.

Che cosa ha significato la Juventus per lei?
La Juve per me è stata tutto. Da bambino è stata la mia scuola di vita, da grande la mia più grande conquista e soddisfazione.

(Photo by Tullio Puglia/Getty Images)
(Photo by Tullio Puglia/Getty Images)

L’arrivo di Cristiano Ronaldo l’ha sorpresa?
Aver preso un giocatore così è sintomo di continuità crescita, ma è ovvio che non è sufficiente questa operazione per vincere una competizione come la Champions, che è ciò di cui si parla a Torino. La società sta facendo di tutto per arrivarci nei tre o quattro anni in cui avrà Ronaldo in squadra

Si è fatto un’idea su chi potrebbe essere il prossimo allenatore della Juve?
Non lo so e non vedo nemmeno così tante soluzioni possibili. Pensavo che il nome del nuovo allenatore ci fosse già, invece la società probabilmente sta ancora valutando.

Lo scandalo di Calciopoli ha comportato la retrocessione della Juve in B dove lei, Marchisio e Giovinco vi siete messi in mostra. Se non fosse scoppiato sarebbe stato più complicato per voi?
Non credo perché eravamo già nei piani della prima squadra, penso che avremmo comunque avuto la nostra occasione. Dopo la Serie B siamo andati tutti a giocare fuori per un anno per farci le ossa e poi rientrare. È stato detto che Calciopoli ci ha aiutato, ma secondo me è stato così fino a un certo punto. Ciò che abbiamo fatto io, Marchisio e Giovinco è stato qualcosa di grande e spero che possano riuscire a ripeterlo anche altri ragazzi. Fare tutte le giovanili e giocare per tanti anni nella prima squadra è la cosa più bella che si possa augurare a un calciatore. Ci sentiamo spesso tutti e tre: oggi ciascuno di noi ha la sua vita, ma quello che abbiamo fatto insieme resta indelebile.

(Photo by Dino Panato/Getty Images)
(Photo by Dino Panato/Getty Images)

Che cosa ricorda delle stagioni precedenti all’arrivo di Conte?
Ricordo anni complicati dal punto di vista dei risultati, perché se la Juve non vince ha fallito. Per me sono state stagioni di formazione: superare i momenti difficili e riuscire a restare a galla per me ha significato tanto. Nonostante le difficoltà, la mia crescita è stata continua. Ho incontrato tanti allenatori che mi hanno fatto crescere e ciascuno di loro mi ha lasciato qualcosa: Ranieri, Delneri, Ferrara, Zaccheroni. Ricordo con piacere anche Mandorlini e Beretta nell’anno al Siena: mi hanno dato tanto. Sono stato fortunato perché ho avuto grandi tecnici.

Con l’arrivo di Conte è cambiata la storia recente della Juve: perché? Che cosa ha significato per lei?
Con Conte ho raggiunto l’apice della mia carriera e mi sono tolto grandi soddisfazioni. Quando si vince cambia tutto: questa è la verità. Se non si è forti non si può vincere: con Conte innanzitutto siamo riusciti a creare un gruppo forte. Abbiamo vinto grazie al suo lavoro e a quello che ci ha trasmesso.

Twitter
(Twitter)

Allenamenti duri, attenzione alle dieta ma non solo: Conte chiede troppo ai suoi giocatori?
Non penso che Conte chieda troppo se il risultato del suo lavoro è vincere. Chiede quello che è giusto chiedere a un giocatore professionista di un certo livello, pretende la massima disponibilità e vuole che i giocatori diano tutto a 360 gradi. Dopo aver vinto poi ti viene voglia di andare dietro a un allenatore così: farlo è un piacere.

Si aspettava che Conte sarebbe andato all’Inter? È rimasto sorpreso da questa scelta?
Sono cose personali. Ognuno fa le sue scelte. Conte ha deciso di andare all’Inter perché ha intravisto l’opportunità di fare qualcosa di buono per la sua carriera. Non giudico di certo questa scelta che ha preso. Non mi permetto di farlo.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy