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De Bruyne: “La quarantena mi ha spinto a continuare per altri due anni almeno”

Il calciatore del City spiega come lo scoppio della pandemia lo abbia portato a riflettere sul suo futuro.

Redazione Il Posticipo

Il calcio ai tempi del Coronavirus. Calciatori non abituati alla quarantena. Del resto è abbastanza complicato per chi è abituato a percorrere chilometri in lungo e in largo essere confinato fra le mura, seppur accoglienti e ampie, di casa. De Bruyne si iscrive, come riportato da Marca, alla schiera dei calciatori che oltre a non vedere l'ora di ricominciare, ritengono che quanto accaduto possa... allungargli la carriera

DUE ANNI - Restare in casa ha spinto il belga a riflettere sul proprio futuro. E capire che ritirarsi rischierebbe di incidere profondamente sul suo umore. "Ho detto a mia moglie che giocherò ancora un po'. Dopo questa clausura forzata, non ne posso più stare a casa, diviene insopportabile. Le ho già detto che giocherò altri due anni.  Non vedo l'ora che si possa nuovamente giocare a calcio. Il campi mi manca, è una situazione difficile da sopportare anche se so benissimo che adesso non è questa la cosa più importante".

SALUTE - Prima di tornare a giocare, occorre essere certi che tutti siano al sicuro: e De Bruyne lo sa bene. Ha vissuto momenti di autentico terrore: "All'inizio della quarantena sono stato rinchiuso per qualche giorno alcuni membri della famiglia e i bambini sono stati un po' male. Ci siamo preoccupati parecchio, ma ora stanno bene, ma sono stati otto o nove giorni molto lunghi.  Per fortuna stiamo meglio, ma non potevamo sapere. E quanto accaduto è che non si può mai sapere cosa succederà".