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Danny Murphy e il dramma del ritiro: “Bevevo, mi drogavo e giocavo d’azzardo, molti non si rendono conto…”

BLACKBURN, ENGLAND - NOVEMBER 28: Danny Murphy of Blackburn reacts after missing a goal scoring chance during the npower Championship match between Blackburn Rovers and Bolton Wanderers at Ewood Park on November 28, 2012 in Blackburn, England. (Photo by Paul Thomas/Getty Images)

Non tutti sono pronti ad affrontare quello che arriva quando si appendono gli scarpini al chiodo. A raccontarlo è Danny Murphy, ex Liverpool e nazionale inglese, che ha rivelato come lui abbia avuto parecchio problemi...

Redazione Il Posticipo

Il ritiro è il momento della vita di un calciatore che segna una cesura incancellabile. C'è un prima e un dopo e non tutti sono pronti ad affrontare quello che arriva quando si appendono gli scarpini al chiodo. A raccontarlo è Danny Murphy, ex Liverpool, Tottenham e con dieci presenze nella nazionale inglese. In una confessione a cuore aperto al DailyMail, l'ex centrocampista racconta come il ritiro sia stato improvvisamente un problema enorme.

RITIRO - "Mi sono divertito per i primi due anni dopo che mi sono ritirato nel 2013: giocavo a golf, apparivo in TV e andavo in vacanza con la mia famiglia. Ma quello che è successo dopo mi ha colpito in pieno, come una martellata. Quando mi sono accorto che non avrei più giocato a calcio in vita mia e che avevo perso la maggior parte dei miei risparmi, sono caduto in depressione, qualcosa di cui all’epoca non volevo rendermi conto. Durante quel periodo orribile, che è durato un anno, non ho fatto altro che bere, drogarmi e giocare d’azzardo. Il mio matrimonio è andato in pezzi, ho litigato con la mia famiglia e con i miei amici e sono rimasto isolato. E quindi ho cominciato a uscire di più, continuando a bere e a giocare d’azzardo. Quelle che dovevano essere attività per farmi entrare in contatto con la gente in realtà mi isolavano ancora di più. E ovviamente i problemi di cui cercavo di dimenticarmi tornavano ancora più pressanti la mattina successiva. Ho avuto bisogno di parlare dei professionisti e in un certo senso mi ritengo addirittura fortunato: so che molti altri ex calciatori hanno avuto questi problemi per anni, alcuni hanno addirittura tentato il suicidio". Un qualcosa di non semplice da rivelare, ma che Murphy ha voluto spiegare.

 LIVERPOOL, ENGLAND - OCTOBER 24: A flag of Jurgen Klopp is pictured in the Kop end of the stadium during the Premier League match between Liverpool and Sheffield United at Anfield on October 24, 2020 in Liverpool, England. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Stu Forster/Getty Images)

RETE DI SICUREZZA - Aggiungendo anche che nascono problemi di altro tipo. "Lasciare il calcio ti priva anche di una rete di sicurezza che hai sempre avuto. Quando sei un calciatore del Liverpool, del Tottenham, della nazionale, hai tantissime persone attorno in grado di aiutarti. Sta male qualcuno a casa? Il club ti manda un dottore. Ti servono i biglietti per andare a un concerto? Ci pensa il procuratore. Alcuni calciatori hanno persone che si occupano anche di corse come comprare la macchina o prenotare le vacanze. Quando lasci il calcio sei molto meno in grado rispetto a una persona della tua età di affrontare le cose normali che succedono nella vita, perché fino a quel momento sei stato un privilegiato. E poi quando sei un calciatore la giornata te la organizzano gli altri. Sai quando devi allenarti, quando devi giocare, quello che devi indossare, quello che devi mangiare. Svegliarsi improvvisamente la mattina e doversi trovare qualcosa che ti tenga occupato e che ti motivi non è semplice. Ed è un bene che queste cose chi si ritira le sappia in anticipo". Chissà, magari qualcuno ora ci penserà...