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Dani Alves: “Xavi? Avessi 25 anni finirebbe a pugni, ma sono più vicino alla fine che all’inizio”

Xavi e Dani Alves. Un rapporto molto chiaro e sincero quello fra i due pilastri del Barcellona. Ex compagni di squadra, oggi con ruoli differenti. L’ex centrocampista è in panchina. Il brasiliano… anche. E a volte persino in tribuna....

Redazione Il Posticipo

Xavi e Dani Alves. Un rapporto molto chiaro e sincero quello fra i due pilastri del Barcellona. Ex compagni di squadra, oggi con ruoli differenti. L'ex centrocampista è in panchina. Il brasiliano... anche. E a volte persino in tribuna. Una situazione che non gli fa piacere ma che comunque accetta per il bene della squadra, come ribadisce al Mundo Deportivo.

EUROPA -  Nessun rancore fra i due. Anzi. "Ho sempre saputo che la vita di ogni calciatore si divide in diverse fasi e so in quale fase mi trovo adesso. Ormai sono più vicino alla fine che all'inizio. Se Xavi mi avesse trattato così quando avevo 25 anni probabilmente avremmo fatto a pugni, ma adesso è diverso. Siamo qui per aiutare il Barça e sono perfettamente consapevole di quanto gli abbia pesato lasciarmi fuori dalla lista europea, ma un bisognava prendere una decisione. La vita ci porta a compiere e subire scelte. E poi a gestirne le conseguenze.  Sapevo perfettamente che fra i tanti profili io ero un di quelli di cui si poteva a fare a meno. E in ogni caso se vinceremo l'Europa League mi sentirò campione perché è un titolo del Barcellona. Anche se ovviamente avrà un sapore diverso. L'importante però è che vinca il Barça. Siamo favoriti, esattamente come il Brasile ai mondiali. Logico che sia così".

 BARCELONA, SPAIN - NOVEMBER 17: Dani Alves reacts as he is presented as a FC Barcelona player at Camp Nou on November 17, 2021 in Barcelona, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

PAZIENZA - Dall'irruenza sulla fascia alla pazienza fuori dal campo. "Sono in una fase zen da molto tempo. Meglio prendere atto delle situazioni il prima possibile. La vita è piena di opportunità e poter giocare di nuovo nel Barcellona è comunque un regalo. Chiaramente si soffre un po' a vedere la partita da lontano, perché l'istinto spinge a scendere in campo ed aiutare i compagni. Comunque vedo sempre la squadra molto serena e consapevole.  Occorre comunque tenere sempre alta la soglia dell'attenzione perché nel momento in cui la si perde si rischia moltissimo specialmente in sfide ad eliminazione diretta e con squadre molto fisiche come l'Eintracht".