Dani Alves: “Al Barça ero come…il magazziniere: senza di me non si poteva giocare, mica si scende in campo nudi!”

Il terzino brasiliano del PSG, Dani Alves, si è raccontato in una lunga intervista a SportBible parlando principalmente del suo straordinario periodo al Barcellona. Qual era il suo ruolo nella squadra? Quello del…“magazziniere”.

di Redazione Il Posticipo

Tutti hanno un giocatore preferito. Un giocatore che gode di tutte le luci possibili dei riflettori, dell’attenzione mediatica, un personaggio di cui si conoscono molti dettagli della vita privata. In pochi però si rendono conto che senza tutte quelle figure che lavorano dietro le quinte, quel giocatore, con buona probabilità, non potrebbe neanche scendere in campo. Sono in pochi a ringraziare e soprattutto a sottolineare l’importanza del loro lavoro. A farlo, ovviamente a modo suo, ci pensa Dani Alves. Che addirittura si paragona a un membro dello staff in una lunga intervista concessa a Sportbible.

TAKE THE BALL, PASS THE BALL – L’esterno brasiliano è stato interrogato sulla sua esperienza al Barcellona in occasione della presentazione del documentario ‘Take the ball, pass the ball’ del regista Duncan McMath, ideato proprio per celebrare i blaugrana. Alves ha dedicato delle autentiche valanghe di complimenti al personaggio a cui è più legato: quel “genio” di Guardiola. “Cosa penso di Guardiola? Che ho lavorato con un genio. Questo è quello che penso e non smetterò mai di pensarla così. Ho avuto la gioia di lavorare con un genio, un uomo che vede le cose prima che accadano e capace di imprimere la propria mentalità ai giocatori.” Ma Dani Alves non è solo un grande calciatore, bensì anche un personaggio molto interessante e divertente; un vero intrattenitore e uomo di spogliatoio.

UN MAGAZZINIERE – E proprio quando è stato interrogato sul suo ruolo Alves ha risposto: “Vedi, il mio ruolo in quella squadra… era come quello del magazziniere. Il magazziniere è responsabile degli scarpini, parastinchi e delle uniformi. Senza queste cose, non si può giocare. Quello era il mio ruolo. Senza di me non potevano giocare, né sul campo né fuori. Senza di me, quel tipo di pazzia positiva sarebbe mancato; quella era la mia responsabilità, portare un po’ di follia nella squadra. Quel senso di felicità, di amicizia… Insomma, mi consideravo un magazziniere al Barcellona. Non così ‘importante’ come gli altri giocatori ma, senza di me, non ci sarebbe stata partita: così come non si può scendere in campo nudi, i miei compagni non avrebbero potuto giocare senza di me”.

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