Dal virtuale al reale: alla manifestazione pro-Nainggolan…sono in 23

Se online le manifestazioni di affetto per Radja Nainggolan, escluso dalla nazionale, si sono moltiplicate a dismisura, non si può certo dire lo stesso per quel che riguarda la vita reale….

di Redazione Il Posticipo

Facile parlare da dietro una tastiera… Ma quando le cose si fanno più serie e bisogna muoversi e fare qualcosa in prima persona, la questione cambia eccome. E se online le manifestazioni di affetto per Radja Nainggolan si sono moltiplicate a dismisura, tra petizioni e semplici post sui social network, non si può certo dire lo stesso per quel che riguarda la protesta che qualcuno si era preso la briga di organizzare via Facebook sotto la sede della Federazione Belga. Ci si aspettava una buona affluenza di pubblico, dato che circa novemila persone avevano confermato la propria presenza e altre trentamila avevano segnato “forse” come risposta.

23 PERSONE – E invece secondo la testata belga HLN di persone ce n’erano…ventitré. Esattamente lo stesso numero di calciatori che Martinez ha potuto inserire nella lista, da cui ha provveduto a depennare Nainggolan. Certo, un acquazzone nell’orario in cui era previsto l’incontro non ha sicuramente aiutato la buona riuscita del sit-in, ma da una folla importante a una ventina di persone il passo non è esattamente breve. E quindi la Federazione ha avuto buon gioco a segnalare come, per quanto impopolare, la scelta del CT è definitiva e che ora i tifosi della Nazionale devono concentrarsi su chi la maglia dei Diavoli Rossi la vestirà in Russia, piuttosto che su chi rimarrà a casa.

FAMIGLIE CON BAMBINI – Ma chi si è presentato al centro di Bruxelles, per una manifestazione che aveva spaventato la polizia, ma che alla fine si è rivelata un buco nell’acqua? Famiglie con bambini, rigorosamente con la maglia della nazionale con su scritto Nainggolan. Signore di mezza età con tanto di striscione “Ridateci Radja”. Addirittura qualcuno è arrivato da fuori città, come Willy, che è rimasto ovviamente deluso e ha raccontato che magari non si aspettava ottomila persone, ma almeno qualche centinaio. Ma che alla fine è stato contento di aver fatto ciò che gli diceva il suo cuore: supportare il Ninja. In prima persona. Alla faccia dei leoni da tastiera che sono rimasti a casa.

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