Patrick Cutrone, il ragazzo con la valigia?

Restare o lasciare Milano? Cercare continuità per tornare da calciatore affermato o continuare a mettere in difficoltà l’allenatore del Milan? Sono i piccoli grandi dilemmi di Patrick Cutrone.

di Redazione Il Posticipo

Restare o lasciare Milano? Cercare continuità per tornare da calciatore affermato o continuare a mettere in difficoltà un allenatore che lo adora, ma che probabilmente non rappresenta il futuro del Milan? Sono i piccoli grandi dilemmi di Patrick Cutrone, che del Diavolo da 220 milioni di euro è la sorpresa più lieta e, paradossalmente, quella su cui si è speso di meno. In prospettiva, ha fatto più di Kalinic e di Silva, per cui sono stati staccati assegni importanti. Ma a uno scoppiettante inizio di stagione, in cui le reti del diciannovenne comasco hanno tenuto a galla il Milan, è seguito un periodo di scarso utilizzo. Quanto basta per porsi alcune domande.

Cutrone in prestito: perchè sì

Giocare. Mettere minuti sulle gambe ed esperienza nel curriculum. Tutte cose fondamentali nella crescita di un calciatore. Che ormai è palesemente troppo importante per passare ad una piccola realtà, magari di B, ma che comunque non trova nel Milan lo spazio che gli permetterebbe di esprimersi a pieno e maturare. La soluzione migliore sarebbe il prestito a qualche società di A (si fa il nome del Torino), con il tacito accordo che il numero 63 debba trovare minuti e impiego continuo. Non un qualcosa di complicato, viste le qualità del milanista. Un prestito comunque rigorosamente secco, perchè la società rossonera non ha la minima intenzione di rischiare di perdere un patrimonio calcistico del Diavolo e dell’Italia intera. Patrimonio che, attraverso la cessione temporanea, non farebbe altro che crescere.

Cutrone in prestito: perchè no

Ma siamo sicuri che a questo Milan non serva Cutrone? L’inizio di stagione sembra dimostrare il contrario. Quindici presenze e cinque reti tra campionato e Europa League, una in più di Kalinic e una in meno di Andrè Silva. Non certo numeri da terzo attaccante, cioè il ruolo che (in pura teoria) il comasco ricopre in rossonero. Certo, con il 3-4-2-1 gli spazi sono ridotti, ma Montella ha dimostrato che quando c’è da scegliere non si basa sul curriculum ma sull’utilità del calciatore nel momento specifico. E se il fiuto del gol di Cutrone è già servito 15 volte, tra maglie da titolare e ingressi dalla panchina, non è così campato in aria immaginare che ci sia ancora bisogno di lui. Ma bisognerà trovargli comunque più spazio dal primo minuto, magari tra Coppa Italia ed Europa League. Perchè tenere un talento del genere in panchina rischia di essere un vero delitto.

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