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Crespo tra cattivi ricordi e obiettivi futuri: “Istanbul? Non so di cosa stiamo parlando. Vorrei allenare in Inghilterra…”

(Photo by Clive Mason/Getty Images)

Hernan Crespo è stato protagonista in campo, lo è anche in panchina e sogna di mettersi alla prova in un grande campionato. In una chiacchierata con il Daily Mail, Valdanito spiega chi lo ha ispirato e ritorna, suo malgrado, al momento peggiore...

Redazione Il Posticipo

Passato, presente e futuro. Hernan Crespo è stato protagonista in campo, lo è anche in panchina e sogna di mettersi alla prova in un grande campionato. L'argentino, che in Serie A ha vestito le maglie di Parma, Lazio, Inter, Milan e Genoa, è attualmente il tecnico del Defensa y Justicia, ma vorrebbe un'altra opportunità nel Vecchio Continente dopo l'esperienza a Modena terminata con l'esonero. E al DailyMail spiega che, dopo aver giocato con il Chelsea per due stagioni, non gli dispiacerebbe provare anche l'ebbrezza di allenare in Premier League. Anche se, seguendo uno dei suoi maestri, si accontenterebbe anche della serie cadetta!

ALLENATORE - "Mi sono divertito molto a giocare in Inghilterra, ad andare agli allenamenti, a interagire con i tifosi. Ecco perchè oggi come allenatore vorrei essere in grado di vivere di nuovo questa esperienza. Ammiro molto la Premier League e anche la Championship". Proprio il campionato appena vinto dal Leeds del Loco Bielsa, uno dei tecnici che più lo ha influenzato. Assieme ad altri due maestri di un certo livello... “Essere un allenatore è bellissimo. Accanto a Mourinho al Chelsea e all'Inter ho imparato che si tratta di un lavoro a 360 gradi. Devi imparare ad avere a che fare con i giornalisti, i dottori, i calciatori, lo staff, l'atmosfera, i tifosi, con tutto. E Mou, Ancelotti e Bielsa mi hanno aperto la mente riguardo certe cose".

MODELLI - Di modelli, però, Crespo non ne vuole avere. “Da giocatore ammiravo Van Basten e Romario, ma non potevo essere nessuno dei due. Dovevo essere Hernan Crespo. E da allenatore cercherò di farmi un nome senza imitare nessuno, è una questione di identità. Mi piacciono i tecnici che hanno una loro identità, come Pep Guardiola, Diego Simeone o Jurgen Klopp”. Impossibile però non tornare su un momento di campo, quello forse più triste della sua carriera: la finale di Champions con il Liverpool, in cui una sua doppietta e un 3-0 a fine primo tempo non sono bastati. “Istanbul? Non so di cosa stiamo parlando", scherza Valdanito. Che poi spiega: “Il dolore è stato grandissimo, ma ecco perchè amiamo il calcio, perchè non è matematica. Il dolore ha vinto sopra la ragione. Le cose succedono perchè devono succedere, non è un qualcosa che puoi controllare". Una lezione per ogni calciatore...e allenatore.