Coronavirus, Quagliarella: “A porte chiuse è un altro sport. Non so se sia giusto giocare”

Coronavirus, Quagliarella: “A porte chiuse è un altro sport. Non so se sia giusto giocare”

Il bomber blucerchiato perplesso: sia per le porte chiuse che per la scarsa chiarezza sui regolamenti

di Redazione Il Posticipo

Quagliarella ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la sfida contro l’Hellas decisa dalla sua doppietta che ha permesso ai blucerchiati di tirarsi fuori dalla zona retrocessione.

PARTITA – Una partita complicata. E ancora una volta l’attaccante è stato decisivo. “I miei gol contano finoa un certo punto. Adesso c’è bisogno di tutti. Siamo stati bravi a reagire,  il rigore ci ha permesso di vincere”. Il pallone era pesante. “Ho cercato di mantenere la lucidità. Anche se già di per sè era una partita surreale, senza tifosi… non è stato facile. L’importante è aver fatto gol. Abbiamo delle lacune e la classifica lo dice: se il campionato andrà avanti, bisognerà soffrire. È stata  una giornata strana. Non si sa mai se giochi o no, giocare a porte chiuse è un altro sport. Specialmente per chi gioca in casa. Però c’è un decreto e bisogna rispettarlo».

STOP- Una giornata particolare, si è sfiorato lo sciopero. “Stiamo provando a capire cosa si può fare. Non so se sia giusto giocare o no, in questo momento il mio pensiero va alle famiglie che stanno soffrendo e ai medici che lavorano giorno e notte. Noi non faremo altro che adeguarci a tutto quello che ci verrà imposto, purché ci sia coerenza sulle direttive da seguire. Basta capire quello. Mi scappa da ridere se penso che non posso dare la mano all’avversario e  poi in campo lo marco e ci discuto”.

CAOS – Anche la sfida con il Verona è stata sui generis. “Prima di scendere in campo, l’arbitro ci ha spiegato per illustrare le regole da seguire, ma era chiaro che avremmo giocato, sin da quando è iniziata la sfida di Parma”. Uno stop al campionato potrebbe chiudere in anticipo la carriera. “Io ho entusiasmo, il fisico regge, posso andare avanti. Le scelte però si fanno in due e dipende anche dalla società. Adesso pensiamo a salvarci”.

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