Coronavirus, per il ritorno di PSG – Dortmund ballano 5 milioni di euro

Coronavirus, per il ritorno di PSG – Dortmund ballano 5 milioni di euro

Non sono entrate in vigore restrizioni, ma l’ottavo di finale di Champions League contro i tedeschi l’11 marzo è in pericolo, come le… casse del Parco dei Principi.

di Redazione Il Posticipo

L’ipotesi di un Parco dei Principi vuoto per gli ottavi di Champions, a causa del Coronavirus spaventa il PSG. Al netto del danno sportivo, (all’andata il Borussia ha contato sull’appoggio del proprio pubblico) ballano qualcosa come 5 milioni di euro. Una stima avanzata da L’Equipe mercoledì e confermata da Le Parisien. Il totale è figlio di calcoli legati al mancato incasso, pacchetti esclusivi, catering e costi legati a organizzazione, accoglienza del pubblico e sicurezza.

OBBLIGHI – Resta da capire se vi siano le condizioni per il rimborso. La compravendita dei biglietti, come riportato dal quotidiano francese, solleva il PSG da qualsiasi responsabilità. “La responsabilità non può in alcun caso ricadere sul club per il verificarsi di eventi che costituiscono forza maggiore o dovuti a terzi. In particolare, sono esclusi dalla responsabilità: maltempo, scioperi, modifica delle regole, sospensione del campo, rinvio o annullamento di una partita, decisione di un’autorità competente. Il PSG deciderà, a sua esclusiva discrezione e senza impegno da parte sua, se concedere o meno il risarcimento dell’acquirente”.

CONTAGIO –  Il club si sta preparando per tutte le ipotesi, anche perché il Ministero dello sport non esclude affatto l’ipotesi delle porte chiuse. Il professor Jérôme Salomon, direttore generale della Sanità, lascia poco spazio alle interpretazioni: “Quando ci si trova in una situazione all’aperto, senza promiscuità, i rischi sono minori. Ci vuole contatto comprovato per più di 15 minuti faccia a faccia, o contatto diretto entro un metro per trasmettere il virus. Si tiene conto del mix di popolazioni delle aree colpite. Non ho una posizione specifica su questa partita, ma occorre un’analisi razionale che facciamo ogni volta. Abbiamo bisogno di una posizione comune, perché la nostra situazione è simile a quella della Germania”.

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