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Corea del Sud, a maggio si riprende a giocare, tra mascherine e distanze forzate: “Se non possiamo parlarci, tanto vale non giocare”

Calcio in Corea del Sud, si riparte. Anzi, si...parte, perchè il campionato da quelle parti non ha fatto in tempo a iniziare. Ma dall'8 maggio in poi si torna in campo. Non potrà certamente essere un torneo come gli altri, in primis perchè...

Redazione Il Posticipo

Calcio in Corea del Sud, si riparte. Anzi, si...parte, perchè il campionato da quelle parti non ha fatto in tempo a iniziare. Si doveva cominciare a fine febbraio, ma il fatto che il paese asiatico sia inizialmente stato uno dei più colpiti dalla pandemia di coronavirus ha fatto sì che il calcio d'inizio fosse rinviato, così come accaduto in Cina. Ma da quanto riporta la Reuters, a Seoul hanno deciso di rimettere in moto la K-League. Dunque, dall'8 maggio in poi si torna in campo. Non potrà certamente essere un torneo come gli altri, in primis perchè ovviamente si giocherà a porte chiuse. Ma anche per alcuni altri piccoli accorgimenti.

MASCHERINE - Intanto, via ai presidi sanitari in campo e all'interno dello stadio. Incheon United e Suwon FC hanno disputato una partita di prova per capire se la questione potesse funzionare. E calciatori e arbitri hanno indossato guanti e mascherine, togliendoli solo quando il match è iniziato. Chi non è entrato in campo, invece, li ha portati anche in panchina. Per tutti bottigliette personali, per evitare scambi indesiderati. E le interviste, ovviamente sono state a distanza. Proprio durante le dichiarazioni post-partita, però, il capitano del'Incheon non è sembrato molto convinto: "Se non possiamo parlare sul campo, tanto vale non giocare per niente". Già, perchè ai giocatori è chiesto di tenersi lontani tra loro quando il gioco è fermo.

ALTRI ACCORGIMENTI - Visti i tempi ristretti, inoltre, verrà ridotto il numero delle partite, da 38 a 27. Quindi le squadre giocheranno due volte con metà degli avversari e una sola con le altre. E in caso di contagio di un calciatore? Una...squalifica di almeno due settimane per qualsiasi giocatore o membro dello staff infetto dal virus. Il che non dà però la certezza che nel frattempo non ci sia stata già diffusione. Insomma, un bel caos. La scelta della Corea del Sud, se non altro, può servire come esperimento per tutti i campionati che, nelle intenzioni delle federazioni locali e continentali, dovranno prima o poi riprendere...