Conte il veggente: “Il Real è il massimo, ma chi arriva lì…”

Conte il veggente: “Il Real è il massimo, ma chi arriva lì…”

Se Antonio Conte dovesse diventare il nuovo allenatore del Real Madrid, una frase di cinque anni fa, pronunciata prima di un match di Champions League, potrebbe diventare il primo tormentone della nuova era della Casa Blanca…

di Redazione Il Posticipo

Occhio a quel che desideri, perchè potrebbe avverarsi. E se Antonio Conte dovesse diventare il nuovo allenatore del Real Madrid, una frase di cinque anni fa, pronunciata prima di un match di Champions League, potrebbe diventare il primo tormentone della nuova era della Casa Blanca. Ottobre 2013, quasi…una premonizione da parte del tecnico. La sua Juventus, campione d’Italia, arriva al Santiago Bernabeu per la terza partita del girone B della massima competizione europea. Quell’avventura finirà male per Conte, con l’eliminazione nella strana partita contro il Galatasaray, ma in casa dei futuri campioni d’Europa, all’epoca guidati da Carlo Ancelotti, come ricorda Sport.es il tecnico pugliese spiega tutto il fascino di quella camiseta. E di quella panchina.

IL MASSIMO – “Al giorno d’oggi il Real Madrid rappresenta il massimo a cui si possa aspirare a livello calcistico”. Certo, magari nel 2013, con un Ronaldo ancora di blanco vestito, un Bale appena arrivato e la generazione dei Sergio Ramos e dei Modric nel fiore degli anni, difficile dare torto a Conte. Oggi le cose vanno un po’ peggio, ma senza dubbio la panchina del Real esercita ancora un’attrazione a cui è difficile sfuggire. Ma, come per ogni cosa, ci sono dei pro e ci sono dei contro. “Il Real Madrid è costruito per vincere tutto quello che si può vincere e ogni anno vuole vincere tutto. E chi arriva lì sa benissimo che dovrà dare tutto quel che ha per vincere”. Vincere è l’unica cosa che conta, un po’ come gli ricordava il motto della Juventus negli anni bianconeri.

PRESSIONE – Se c’è qualcosa che però non spaventa Conte, pare proprio essere la pressione. Anche la panchina del Chelsea non era esattamente un posto di lavoro sicuro, vista la propensione all’esonero di Abramovich, ma anche in quel caso Conte ha imposto la sua legge: veni, vidi, vici, anche se la seconda stagione è stata contraddistinta sì da una FA Cup, ma anche da un po’ troppe polemiche. Se Florentino Perez cerca un uomo forte per guidare attraverso un  la squadra che ora (e chissà per quanti…minuti ancora) è di Lopetegui, può guardare all’ex Juventus. Conoscendolo, potrebbe presentarsi con la frase che l’ha reso celebre a Londra: “Sono nato sotto pressione, non ho paura. Sarà una grande sfida”. E dopo cinque anni, potrebbe verificare se davvero le sue parole sul Real corrispondono alla realtà.

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