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Conceicao: “La storia non va in campo, quando abbiamo vinto la UEFA mio figlio aveva un anno”

(Photo by Octavio Passos/Getty Images)

L'ex allenatore della Lazio, dopo aver eliminato la squadra che gli ha regalato tante soddisfazioni da calciatore in Italia, prova a scalare l'Europa.

Redazione Il Posticipo

Conceicao contro il Lione. L'ex allenatore della Lazio, dopo aver eliminato la squadra che gli ha regalato tante soddisfazioni da calciatore in Italia, prova a scalare l'Europa. Prima tappa subito molto complicata e parlando ai canali ufficiali del club il tecnico ha spiegato le difficoltà legate a questa sfida ricordando che la storia non va in campo né il blasone è sufficiente per passare il turno in una competizione che i portoghesi non portano casa da diciannove anni.

AVVERSARIO  - L'urna sarebbe potuta essere più benevola. "Il Lione sta facendo un campionato non molto normale considerando il budget e la qualità che ha. Nella fase a gironi di Europa League hanno risposto in linea con il valore della squadra, ottenendo cinque vittorie, un pareggio e segnando sempre più di due gol. Gioca in un campionato molto competitivo, dove ho avuto l'opportunità di lavorare, che fa parte dei cinque migliori campionati del mondo. Non credo sia un vantaggio, perché il vantaggio sta nel modo in cui prepariamo le partite Sarà fondamentale anche gestire l'aspetto fisico. Giocare tre volte a settimana diventa estenuante. In queste situazioni tutto diventa più difficile, ma sappiamo cosa vogliamo, negli ultimi anni le squadre portoghesi hanno sempre dato una grande dimostrazione di valore. In particolare, i miei ragazzi sentono la responsabilità di essere in un club abituato ad avere grandi risultati in Europa".

(Photo by Octavio Passos/Getty Images)

PROSPETTIVE - L'idea è di arrivare sino in fondo, ma le prospettive devono anche fare i conti con la realtà. "Sono sempre felice quando le squadre portoghesi ottengono buoni risultati. Ma devo concentrarmi sul presente. Ho vinto in Europa, il Porto è una squadra storicamente da Champions League, ha una grande storia, ma per quello c'è il museo e non il campo. Dobbiamo anche pensare  all'attualità. Abbiamo la responsabilità di dare il massimo, lavorare al limite, preparare al meglio la squadra per essere competitivi e vincere le partite. È vero che abbiamo vinto questa competizione, ma quando è accaduto mio figlio Francisco aveva un anno nel 2003. Siamo consapevoli delle difficoltà legate a questa competizione, ma ciò non cambierà il nostro atteggiamento".