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Collin Martin e i diritti LGBT: “Sono gay e devo chiedermi se posso giocare il mondiale in Qatar”

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Uno studio riportato rivela che oltre il 40% dei tifosi crede che i giocatori di calcio dovrebbero "nascondere la propria sessualità" perché non è rilevante.

Redazione Il Posticipo

Collin Martin, calciatore statunitense, quando ha svelato al mondo di essere gay nel 2018, è stato sopraffatto dal sostegno di tifosi e compagni di squadra. Quattro anni dopo, in una intervista al Sun, anche se non è nella lista dei convocabili per i prossimi mondiali, si interroga su cosa possa provare un calciatore dichiaratamente omosessuale in vista del Qatar.

ANSIA

Il centrocampista, che ora gioca in USL dopo un passato nel Washington DC e nel Minnesota, racconta la sua esperienza. "Non pensavo che la mia storia sarebbe finita in prima pagina. Quando ho scelto di fare coming out ero un po' ansioso. Avevo paura della reazione di colleghi e tifosi ma è andato tutto bene. Non pensavo di ricevere così tanti attestati di solidarietà. Adesso però ci sono i Mondiali in Qatar. E ho la stessa ansia. Se fossi convocato, anche se è una ipotesi piuttosto remota, sarebbe un onore per me e tutta la comunità LGBT che avrebbe un punto di riferimento in campo. E cercherei di rappresentarla nel miglior modo possibile. Tuttavia vorrei avere delle rassicurazioni. Vorrei ci fosse la certezza che un giocatore gay sia rispettato e non generi problemi di tolleranza. E comunque non dovrei arrivare ad avere dei dubbi sul fatto che mi sia permesso di giocare nel paese che ospita la Coppa del Mondo. Se le persone non possono andare negli stadi e sentirsi al sicuro dalle discriminazioni è un problema".

OMOFOBIA

Uno studio riportato dal tabloid rivela che oltre il 40% dei tifosi crede che i giocatori di calcio dovrebbero "nascondere la propria sessualità" perché non è rilevante. Un dato che fa riflettere. "I tifosi evidentemente non hanno ancora piena consapevolezza di quanto sia difficile e dannoso non avere la libertà di accettarsi. Ciò che ho più apprezzato della mia carriera In MLS è che i calciatori di spicco, prima di ogni partita, salgono sul palco schierandosi contro ogni forma di discriminazione razziale e di orientamento sessuale. L'idea che l'omofobia non sia accettata allo stadio esattamente come il razzismo significa molto per me. Penso che sia un qualcosa da prendere come esempio per assicurarsi che gli stadi e tutti i luoghi deputati allo sport siano più accoglienti e sicuri".