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Cissé ricorda la finale di Istanbul con il Milan: “Erano nettamente più forti sulla carta, ma si gioca 11 contro 11. Avevano due braccia e due gambe come noi”

BLOEMFONTEIN, SOUTH AFRICA - JUNE 22: Djibril Cisse of France gestures during the 2010 FIFA World Cup South Africa Group A match between France and South Africa at the Free State Stadium on June 22, 2010 in Mangaung/Bloemfontein, South Africa.  (Photo by Cameron Spencer/Getty Images)

Se una squadra arriva in finale di una competizione è per meriti propri e non può permettersi di spaventarsi dell'avversario. Djibril Cissé racconta il match del 2005 contro il Milan delle meraviglie. Una squadra così forte che sembrava...

Redazione Il Posticipo

Quando si gioca una finale bisogna restare concentrati. La squadra da affrontare può essere anche la più forte al mondo ma nel calcio, lo si sa bene, tutto può succedere. Vero, poi ci sono le eccezioni come la famosa frase di Gary Lineker: "Si gioca 11 contro 11 e alla fine vincono i tedeschi". Eppure, se in finale una squadra ci è arrivata è per meriti propri e non può permettersi di spaventarsi dell'avversario. Esattamente quello che viene confermato in un'intervista al Daily Mail da Djibril Cissé. L'ex Liverpool racconta la finale del 2005 a Istanbul contro il Milan delle meraviglie.

ALL STARS - L'ex attaccante francese ricorda quella che è stata una delle notti più indimenticabili della propria vita professionale. La partita contro una squadra che sembrava assemblata come una squadra di All Stars di un videogioco. "Ad essere onesti, tra noi, ne ridevamo. Una cosa del tipo 'c**zo! Hanno questo, questo, quest'altro...'". E per "questo, questo e quest'altro" il transalpino intende: Dida; Cafu, Stam, Nesta, Maldini; Pirlo, Gattuso, Seedorf, Kakà; Shevchenko e Crespo. Eppure, Cissé sentiva che qualcosa di speciale stava per accadere. "Ne ridevamo, ma in fondo lo sapevamo: è calcio, 11 contro 11. Hanno due braccia e due gambe come noi: giochiamo e vediamo cosa succede. Eppure quando guardavi le due squadre vedevi che ce n'era una nettamente più forte dell'altra sulla carta".

 (Photo by New Press/Getty Images)

BENEDETTO - Nonostante la disparità sulla carta, la storia racconta la rimonta del Liverpool, che recupera un 3-0 in sei minuti per poi vincere la finale ai rigori. E all'85' di quella partita Benitez manda in campo Cissé, reduce da un infortunio alla gamba così brutto che i dottori temevano di dover procedere con un'amputazione. Tanto che quando la gente gli chiede se fosse sotto pressione risponde: "Non sentivo pressione, mi sentivo fortunato ad essere lì, mi sentivo benedetto". L'attaccante entra e andrà a calciare il secondo pesantissimo rigore dopo gli errori di Serginho e Pirlo. Insomma, una benedizione che l'ex giocatore francese non dimenticherà mai: una Champions League sollevata poco dopo aver rischiato di chiudere la carriera in maniera drammatica. E contro una squadra avversaria...che sembrava uscita da un videogioco.