Polveri bagnate: cinque bomber in cerca di gol

Polveri bagnate: cinque bomber in cerca di gol

Cinque bomber in astinenza: ci hanno abituato a grandi giocate e grandi numeri, ma il campionato va avanti e il loro rendimento continua a…preoccupare i fanta-allenatori!

di Riccardo Stefani

Ogni squadra ha il suo bomber: l’Inter, ad esemio, trova in Icardi la chiave del proprio successo mentre spesso è proprio lo stato di forma del cannoniere che può giustificare momenti poco positivi di una squadra. Se la punta del diamante non brilla, stiamo stringendo un pezzo di carbone oppure dobbiamo solo dare una lucidata? A tale domanda un ex bomber come Montella avrà ormai la possibilità di dare una risposta solo con la sua prossima squadra mentre altri allenatori hanno bisogno di trovarne una alla svelta. Ad oggi infatti Donadoni, Gattuso, Allegri e Di Francesco stanno cercando gli attrezzi giusti per lucidare la punta del diamante senza per questo svalutarne il valore complessivo. E a proposito di ciò, ecco cinque maestri d’artiglieria alle prese con…le polveri un po’ bagnate.

Mattia Destro

L’ex promessa del calcio italiano sembra essersi intorpidita nuovamente. Dopo gli undici gol stagionali dello scorso anno (in media uno ogni tre presenze) Mattia Destro si trova alla vigilia della quindicesima giornata con una sola marcatura all’attivo e neanche decisiva, per giunta. La sua rete contro l’Hellas Verona porta il punteggio sul pareggio che verrà poi cancellato definitivamente dal 3 a 2 finale. Oggi l’attaccante ascolano conta tante presenze quanti sono i suoi gol dello scorso anno ma il suo piede preferito, il destro appunto, sembra non essere più in buoni rapporti con pallone e rete. Peccato perché nelle scorse stagioni, malgrado tutto, il bomber marchigiano ha dimostrato, più a Roma che a Milano, di essere un attaccante anche piuttosto completo. Ma ha senza dubbio bisogno di ricordarselo.

Nikola Kalinic

Per l’ex Fiorentina i numeri sono meno ingenerosi, ma non per questo può considerarsi al riparo da polemiche. Kalinic infatti cammina sul fragile filo della sufficienza e il rischio è sia che tale filo possa spezzarsi sia che egli stesso possa perdere l’equilibrio. Il croato non segna da più di un mese, dalla partita contro il Chievo, e prima ancora non esultava dalla sua doppietta all’Udinese, altri 38 giorni prima. La scorsa stagione invece, tra Serie A ed Europa League ha segnato 20 reti (15+5) e alla quattordicesima giornata ne aveva già portate a casa dieci tra le due competizioni.

Andrè Silva

Il giovane compagno di reparto di Kalinic occupa una posizione meno svantaggiata per tre motivi: ha meno esperienza rispetto al croato, è meno abituato al pressing asfissiante delle italiche difese e ha comunque all’attivo otto goal stagionali. È evidente che André Silva faccia molta fatica in Italia: le sue otto marcature arrivano tra qualificazioni ed Europa League (2+6). Per il resto, il discorso non è molto diverso dal compagno di squadra. Ciò che è certo è che ora vedremo quanta responsabilità avesse il povero Montella nella crisi dei suoi bomber.

Paulo Dybala

Fa davvero strano inserire la Joya in una classifica del genere… avendo i numeri sotto gli occhi, tra l’altro. È vero, Paulo ha già segnato quattordici reti, due delle quali in Supercoppa, ma spesso Dybala ha fallito occasioni anche abbastanza semplici (tra cui due rigori). Ancora più sbalorditivo è il suo (mancato) apporto in Europa: in 443 minuti giocati l’argentino conta cifra tonda sia per i gol che per gli assist. Zero, cifra più tonda di così. Il campionato ringrazia per la preferenza, ma cosa è successo a Dybala?

Edin Dzeko

Eccoci giunti al capocannoniere in carica. Il cigno di Sarajevo lavora tanto e bene con la squadra e sembra aver rispolverato il lavoro di sponda, da boa. La Roma beneficia della sua qualità a prescindere dal nome del suo bomber sui maxi schermi ma a cinque (più una) partite dal girone di ritorno è lecito chiedersi il perché delle sue “sole” 10 marcature. In ogni caso, Di Francesco non sembra disturbato dalla questione: o ha già qualcosa in mente per farlo segnare di più o è lo stesso tecnico ad affidargli questo lavoro di sacrificio. Dzeko comunque il gol ce l’ha nel sangue. Che non disperi, quindi.

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