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Chelsea e razzismo, ancora problemi: nella trasferta di Europa League spunta un simbolo nazista

Quando qualche mese fa il Chelsea ha proposto di accompagnare i suoi tifosi beccati in atti di razzismo ad Auschwitz, per far comprendere loro gli effetti peggiori della discriminazione razziale, qualcuno pensava che il club di Abramovich stesse...

Redazione Il Posticipo

Quando qualche mese fa il Chelsea ha proposto di accompagnare i suoi tifosi beccati in atti di razzismo ad Auschwitz, per far comprendere loro gli effetti peggiori della discriminazione razziale, qualcuno pensava che il club di Abramovich stesse esagerando. Eppure, forse per ripicca o per puro caso, da quel momento in poi le frange più oltranziste del tifo Blues hanno decisamente dimostrato di avere bisogno se non di una rieducazione, perlomeno di qualche rimprovero ben deciso. Prima sono arrivati gli insulti a Sterling, con il club che ha sospeso i tifosi colpevoli. Poi quelli antisemiti nella partita con il Mol. Ma è accaduto anche di peggio.

HEADHUNTERS - Colpa degli Headhunters, il gruppo forse più celebre e temuto dell'intera tifoseria del Chelsea. Come prevedibile, nonostante una qualificazione ampiamente raggiunta in anticipo, il turnover di Sarri e un viaggio non certo semplice verso il cuore dell'Ungheria, gli ultras del club londinese si sono comunque riversati in buon numero a Székesfehérvár. Ma, tra una foto di rito e un'altra, come riporta il Sun, qualcuno ha notato qualcosa che decisamente non andava. Nel più classico degli striscioni con la bandiera inglese e il nome del gruppo, spunta un simbolo abbastanza inquietante. Una testa di morto. Che già di suo non è il massimo, ma che fa fare un'ennesima figuraccia ad Abramovich.

TESTA DI MORTO - Motivi chiaramente politici, perchè quel simbolo non è scelto a caso, ma richiama l'iconografia nazista. Per la precisione, la Totenkopf, la testa di morto, era utilizzata da alcuni reparti delle SS e, come riporta il Sun, viene riproposta dai gruppi neonazisti come simbolo di antisemitismo. E il fatto che sia lì per un motivo ben preciso è confermato anche dal resto dello striscione, in cui campeggia il motto "No Surrender", quello dei lealisti britannici in Irlanda del Nord. Insomma, una spedizione abbastanza politicizzata, che ha confermato come forse l'idea di un viaggio ad Auschwitz non fosse esattamente errata. E ora ci si attende la reazione del club, che ha già dimostrato di non volersi arrendere a questa situazione.