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Champions, Guardiola: “Un onore essere qui. Giusto sognare ma noi andiamo in campo per divertirci e vincere”

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Il City si gioca la sua prima finale di Champions. Il suo tecnico invece ha un po' più di familiarità con la sfida che assegna il trofeo.

Redazione Il Posticipo

Pep Guardiola per chiudere il cerchio. E forse anche un ciclo. Il City si gioca la sua prima finale di Champions. Il suo tecnico invece ha un po' più di familiarità con la sfida che assegna il trofeo. E di solito, quando arriva così vicino al bersaglio grosso, non sbaglia la mira. Il tecnico ha parlato in conferenza stampa prima della sfida con il Chelsea.

FINALE - Rieccolo. E... scusate il ritardo. "Raggiungere la finale di Champions League significa terminare il processo di  crescita iniziato anni fa. È un privilegio incredibile essere qui. Quando ho iniziato la mia carriera non mi sarei mai aspettato di giocare una finale di Champions League. So esattamente cosa dirò ai miei ragazzi. Saranno ansiosi o nervosi, può succedere. La verità però è che tutti possono sognare, ma per vincere occorre giocare. Credo che la soluzione migliore sia andare in campo con il sorriso e cercare di divertirsi anche se a volte può sembrare impossibile. Il più delle volte, in finale, occorre soffrire. L'unica cosa che mi sento di dire a prescindere è rinnovare la mia gratitudine a questo gruppo. Sono felicissimo di essere qui, è un grande onore e spero che la sfida possa lasciare in eredità una buona immagine al calcio".

CHELSEA - L'avversario non è dei più facili. Se c'è una squadra che può infastidire il City, è proprio il Chelsea. "So esattamente contro chi giochiamo e cosa chiedere ai ragazzi, l'importante è restare il più possibile sereni". Possibile una soluzione ai rigori. "Non ci ho pensato, mi sono concentrato su altri aspetti. Il calcio di rigore non è allenabile. Entrano in ballo emozioni e tensioni. So cosa dire a chi dovrà calciare il rigore ma ho privilegiato altri aspetti. In ogni caso non consiglio a nessuno di diventare allenatore, solo per dover lasciare fuori dalla sfida chi siederà in panchina. Ci sono cinque sostituzioni e la vita offre sempre una opportunità ma è comunque un dispiacere enorme privare un ragazzo di questa gioia ma non posso farci nulla".