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Cellino: “Meglio la B che una Serie A così anomala. Sarà una stagione peggio dell’anno del Covid”

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Dopo la mancata promozione in A del Brescia il presidente è tornato a parlare in vista della nuova stagione.

Redazione Il Posticipo

Massimo Cellino, dopo la mancata promozione in A del Brescia è tornato a parlare in vista della nuova stagione che... preferisce giocare in B considerata l'anomalia legata alla sosta per il Mondiale in Qatar. Di questo e molto altro ha parlato il presidente delle Rondinelle, come riportato dal giornale di Brescia.

MEGLIO LA B

La delusione è già alle spalle. "Abbiamo un po' di amaro in bocca per la promozione sfumata, ma la stagione è stata buona. Sapevo che non saremmo riusciti a essere promossi.  E comunque siamo più avanti della concorrenza che deve ancora allestire le rose. E tutto sommato è meglio giocare in B, dove scenderemo in campo con continuità che fare una A con la sosta mondiale. Sarà peggio dell'anno del covid, un vero inferno. La scorsa stagione volevamo centrare la promozione ma non scappo da Brescia che è una città da serie A e merita di giocare in quel campionato. Abbiamo giocatori di qualità e altri ne formeremo in casa anche perché lo scorso anno ho speso di più per elementi che alla fine non ci sono serviti. Ayè è Bajic hanno fallito la stagione e abbiamo buttato 10 milioni di stipendi con giocatori mai utilizzati. Essere seri e oculati nelle spese non significa tirare i remi in barca. Vogliamo spendere ma nel modo giusto ed essere nelle condizioni di pagare tutti. Occorrono delle basi solide, ma parlando con dei bresciani, sono certo che capire bene quanto sia importante il concetto di concretezza".

AMBIENTE

Spazio anche per il rapporto con l'ambiente. "Eravamo primi in classifica e la gente non era allo stadio. Giustamente il tifoso vuole una squadra che giochi anche a calcio ma mi sembra anche che questa sia una città quasi spaventata dall'idea di vedere perdere la propria squadra. Alla gente dico che saremo all'altezza delle aspettative. La squadra è anche più forte dello scorso anno. Il vero ridimensionamento è non avere problemi ed essere costretti a pagare cinque allenatori.  Con Inzaghi per esempio ci siamo capiti male perché io volevo un altro calcio. Mi prendo la responsabilità delle mie scelte ma non sono un tipo che si arrende facilmente. Ho passato anni pesanti, è scesa anche qualche lacrima. A volte nei momenti difficili l’istinto é scappare e invece io combatto ogni mese. Il Brescia è una società sana e senza debiti. Se la vendessi le farei solo un danno. Mi sdoppierò da imprenditore di calcio e uomo che si deve difendere dalle accuse. E comunque quando ho ceduto Cagliari e Leeds l’ho fatto sempre a persone serie non a gente che è scappata di notte".