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Castellacci: “Post covid da monitorare. Si gioca troppo. Chiesa? Accelerare i tempi causa recidive”

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Lo storico medico della nazionale a tutto campo su Covid, protocollo e recupero dagli infortuni.

Redazione Il Posticipo

Enrico Castellacci, a tutto campo su Covid, protocollo e recupero dagli infortuni. Lo storico medico della Nazionale  è intervenuto durante Stadio Aperto, su TMW Radio e non ha lasciato spazio alle interpretazioni. "Per entrare negli stadi ci vuole il Super Green Pass, ci è stato detto servisse per riprendere la vita sociale. Non ho condiviso, a questo punto, le 5000 persone a San Siro, Mi fa sorridere, è tornare indietro come credibilità sia politica che sanitaria".

PROTOCOLLO - La gestione del protocollo è alla base per evitare nuove polemiche. "Consideravo desueti i protocolli già diversi mesi fa e mi sono sempre chiesto perché non cambiassero. Il valore giuridico e legale delle Asl era noto, abbiamo assistito a un teatrino poco simpatico. Era sufficiente un tavolo unico fra Governo, Federazione e Lega Calcio. Occorre porre l'accento anche al ritorno in campo dopo il Covid. Chi è asintomatico o pauci sintomatico riceve l'idoneità anche dopo una settimana. Per chi ha avuto sintomi c'è da aspettare un mese, e a seconda degli esami fatti vengono fatti esami, con indagini più approfondite".

INFORTUNI - Occhio anche agli infortuni. Castellacci è convinto che si giochi troppo. E che non si debba esagerare nell'accelerare i tempi di recupero. "Ho già fatto i migliori in bocca al lupo a Chiesa. Da ortopedico ho alle spalle centinaia di questi interventi e posso affermare che a meno di rivoluzioni chirurgiche, l'intervento è quello, ma è la guarigione fisiologica che ha tempi più lunghi di quanto si immagini. In alcuni casi richiede anche un anno. In Italia, c'è stato un momento in cui non sono rispettati questi tempi, portando a recidive. Mai accelerare troppo o si fa un danno anche sull'altra parte. I preparatori devono dedicare attenzione alla stabilità all'articolazione: è più difficile ma quasi sempre abbiamo risultati ottimi. Che si giochi troppo è indubbio ma come medici partiamo sconfitti. Appare evidente che gli interessi prevalgano. Infantino è un amico ma un mondiale ogni due anni è un esempio significativo, esattamente come prendere atto che le nazionali non giocano praticamente mai partite amichevoli. Se cresce l'agonismo l'usura è notevole e gli infortuni aumentano, lo stiamo vedendo".