Castellacci: “In questo momento giocare a porte chiuse è la conditio sine qua non. Il protocollo va cambiato”

Il dottore, in partenza per la Cina,  ha parlato delle prospettive e del protocollo.

di Redazione Il Posticipo

Nuova ondata di covid-19 in molti paesi d’Europa. Il dottor Enrico Castellacci, in partenza per la Cina,  ha parlato ai microfoni di TMW Radio delle prospettive e del protocollo. E invita a rivedere e a ragionare su esigenze e situazioni.

CINA – In partenza per Guangzhou. “Andrò in Cina, non è una cosa simpatica con le frontiere chiuse. Il campionato è stato diviso in due e si giocherà soltanto in due città. Le squadre staranno nello stesso albergo, senza poter uscire. Poi si giocherà a porte chiuse. Il protocollo è molto più rigido rispetto a quello che c’è in Italia ma in questo momento il giocare a porte chiuse è la conditio sine qua non. Si è provato ad allentare un po’, può darsi che si arrivi all’aperura parziale, ma siamo ossessionati dal livello di contagiosità. Non ci sono certezze, si dovranno valutare quali protocolli attuare. Ho dato ragione a Gravina quando ha detto che vanno cambiati, siamo d’accordo. Penso che sia il momento giusto per parlarne e per farlo, non si può aspettare il 15 settembre”.

VACCINI – Il nuovo protocollo deve tenere in considerazione le esigenze di campionati diversi. “Dovranno essere considerate le differenze tra Serie A, B e C. In serie A ci sono stati tamponi ogni 4 giorni. Questo metterà in grave difficoltà le società delle Serie minori. Non si può più aspettare, Gravina ha posto il problema, ora è il momento che le commissioni si riuniscano e differenzino i protocolli sulla base della contagiosità”. Si parla di vaccino antiinfluenzale. “Lo farei e lo consigliavo sempre ai ragazzi. In questo caso a maggior ragione, perché appena uno inizierà a stare male si penserà subito al Coronavirus”.

 

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