Castellacci: “Il vaccino per i calciatori non deve essere un obbligo, ma non farlo sarebbe un’eresia”

L’esperto ha parlato delle sue esperienze in Asia e delle prospettive legate alla lotta alla pandemia.

di Redazione Il Posticipo

Il covid-19 torna a mordere e fare paura. La soluzione più praticabile è vaccinare la più larga fetta di popolazione nel tempo più ristretto possibile, in modo da raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”. Della popolazione fanno parte anche i calciatori che sebbene siano iper controllati, restano comunque, come appare evidente dai casi, esposti al virus. Il  professor Enrico Castellacci, medico dello sport, ha parlato a TMW radio della possibilità di vaccinare anche i calciatori.

ESPERIENZA – La soluzione vaccino è l’alternativa alla bolla. “Sono stato a Doha, per la Champions League asiatica.  Le quattro squadre cinesi con cui ero stavano in un unico albergo, e non si poteva entrare o uscire se non per allenamenti e partite. Noi abbiamo iniziato questo campionato sull’esperienza di quello che è finito prima. Le bolle vere sono un’altra cosa. Qui non si può ipotizzare quindi bisogna accettare di dover limitare i danni. Ma se i giocatori possono tornare a casa, è ovvio che il virus un po’ rischia sempre di girare”.

VACCINAZIONE – In questo senso il vaccino è una soluzione, ma non è obbligatorio. “L’obbligatorietà mi trova sempre poco d’accordo, credo più nella scelta facoltativa. Premessi ciò, io sono a favore della vaccinazione, visto che è l’unico sistema per tamponare davvero questa pandemia. Non farlo sarebbe davvero un’eresia anche perché i costi dei tamponi inizierebbero a essere enormi. Il concetto riguarda l’informazione: rendere edotte le persone, non obbligarle a vaccinarsi. Essere liberi di poter decidere è una scelta importante, ma qualora dovesse esserci questa scelta sarebbe il Governo e non la FIGC a prenderla”.

RIENTRO – Il percorso prevede anche il rientro allo stadio.  “Non c’è dubbio, così come negozi, bar e ristoranti: la vita sociale è troppo importante. Purtroppo ci stiamo persino abituando a questa tristezza, ed è una cosa dalla quale tirarsi subito fuori. Il calcio è bello perché spettacolo, e senza pubblico, al di là degli aspetti economici, non ha senso di esistere, auspico e ritengo ragionevole un ritorno alla normalità nel prossimo settembre. Io guardo a distanza e spererei di ricominciare il prossimo campionato con gli stadi pieni, o almeno in grande parte”.

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