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Casiraghi: “Mi rivedo in Belotti. Nel 1994 nazionale fortissima. Vialli un grande uomo”

Pierluigi Casiraghi ripercorre la propria carriera carica di soddisfazioni e con qualche rimpianto.

Redazione Il Posticipo

Pierluigi Casiraghi, uno dei migliori centravanti di metà anni '90. Gli inizi nel Monza poi una carriera importantissima in Italia e all'estero e anche l'emozione della maglia azzurra e di un mondiale sfiorato. L'ex calciatore ha affrontato diversi argomenti ai microfoni di sky sport. 

RICOMINCIARE - Il calcio cerca di ricominciare. E fare di tutto per finire le stagioni per rispetto della sportività. Casiraghi perora la causa. "Bisognerebbe portare a termine i campionati anche se la  fattibilità mi sembra complicata nell'immediato. Occorre salvaguardare la salute dei calciatori, ma anche tutto ciò che ruota attorno a loro. C'è tanta gente da tutelare, manca chi decide. Dovrebbe essere il Governo, ma nessuno sembra volersi prendere questa responsabilità". Il finale di stagione, fra l'altro, mette di fronte le sue due ex squadre, qualora si ricominci. "La Lazio è stata la squadra più penalizzata. Aveva entusiasmo, ci credeva. La Juventus ha una rosa più larga e potrà fare la differenza".

RICORDI -  Spazio ovviamente, anche per i ricordi e i paragoni. "Oggi ci sono tanti attaccanti bravi, mi rivedo in Belotti. Mi rivedo nel suo coraggio. I miei anni migliori sono stati Zeman. C'era anche Gascoigne. In un ritiro, gli fece sparire il fischietto che poi venne ritrovato al collo di un'oca. Il gioco di Zeman aiutava gli attaccanti e con la sua preparazione sono riuscito a tirare fuori il meglio di me. Ho rivisto alcune sfide del Mondiale del 1994, in quelle partite eravamo fortissimi. Ho giocato con Vialli è stato veramente bello averlo come compagno di squadra e allenatore. Aveva le caratteristiche per diventare un ottimo tecnico, ma quanto ha dimostrato sul campo e fuori parla da sè. Un grande uomo. Da ragazzino ero milanista mi piaceva Hateley, ma quando ho giocato, da un punto di vista tecnico, Marco van Basten era un paio di categorie sopra gli altri".