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Casillas racconta l’infarto e la paura che non lo abbandona: “Non ho mai più dormito a pancia in giù, persino uno starnuto è un dramma”

In un periodo in cui ci sono documentari su qualsiasi argomento, un personaggio come Iker Casillas non poteva avere il suo. Un documentario tanto sul Casillas calciatore, quanto sull'uomo. Quello che nel maggio 2019 ha subito un infarto che gli ha...

Redazione Il Posticipo

In un periodo in cui ci sono documentari su qualsiasi argomento, un personaggio come Iker Casillas non poteva avere il suo. Soprattutto dopo tutto quello che gli è accaduto nell'ultimo anno e mezzo. La serie, trasmessa in Spagna su Movistar+, si intitola "Colgar las alas", che in italiano sarebbe più o meno..."appendere le ali al chiodo". Del resto, considerando che per una vita lo spagnolo lo hanno chiamato "Saint Iker" e che lui stesso si sente un po' un miracolato, non poteva esserci titolo migliore. Anche perchè il documentario è tanto sul Casillas calciatore, quanto sull'uomo. Quello che nel maggio 2019 ha subito un infarto che gli ha fatto rischiare la vita.

RESPIRO - Ed è da lì, come riporta AS, che si parte per raccontare il processo che ha portato Casillas a un ritiro tanto necessario quanto non voluto. "Il primo maggio 2019 faccio quello che facevo tutti i giorni. Cominciamo ad allenarci e di solito facciamo due giri di campo. Per mezzo secondo ho la sensazione di sentirmi diverso quando cerco di prendere aria e vedo che mi manca il respiro. Ma nella mia testa penso che sia allergia. Poi comincio ad avere un'altra sensazione, non riesco a respirare, mi getto a terra e dico che non ce la faccio. È come stare sul fondo di  una piscina profonda due metri, vorresti risalire e non ce la fai. Era angosciante, l'aria mi mancava sempre di più. Ma quando stavamo andando all'ospedale continuavo a pensare che fosse allergia, non poteva essere un infarto".

PAURA - E invece è proprio un infarto e, paradossalmente, averlo avuto in campo con i compagni del Porto può avergli salvato la vita. "Se mi fosse successo il giorno prima, mi sarebbe successo a casa, magari avrei provato a resistere, non avrei preso una decisione. Sicuramente sarei rimasto dov'ero". Un vero e proprio shock, che ha conseguenze ancora oggi. "Non ho mai più dormito a pancia in giù, persino uno starnuto è un dramma". E la paura è stata compagna dei primi momenti di lucidità. "Il dottore mi diceva 'Iker, non ti lascio morire'. Ma c'è stato un giorno che ero così angosciato che ho detto: 'Basta, mi metto a dormire. E se non mi sveglio più così sia, ma voglio provare a riposare'". Per fortuna, lo spagnolo si è svegliato. Ma le ali, quelle almeno in campo non può usarle più-