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Casillas racconta i Galacticos…ma non troppo: “Non bastano i nomi, serviva una squadra e noi non lo eravamo. Poi è arrivato Capello…”

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

I Galacticos. Una squadra che forse, soprattutto a livello europeo, non ha vinto quanto avrebbe potuto, ma che è rimasta nell'immaginario collettivo. Eppure, come ha spiegato Iker Casillas le figurine...non fanno la squadra. E c'è voluto un...

Redazione Il Posticipo

I Galacticos. Una squadra che forse, soprattutto a livello europeo, non ha vinto quanto avrebbe potuto. Ma che è rimasta nell'immaginario collettivo. Quel Real, con Ronaldo, Figo, Zidane, Beckham è il simbolo della potenza economica e del blasone della Casa Blanca. Che, come nulla fosse, andava da calciatori fortissimi e costosissimi e li convinceva a trasferirsi a Madrid. Eppure, come ha spiegato Iker Casillas parlando a "Colgar las alas", il documentario di Movistar+ sulla sua lunga e vincente carriera, le figurine...non fanno la squadra. L'ex portiere ha raccontato quegli anni pazzeschi e anche di come c'è voluto...un italiano per far vincere i campioni dei Blancos.

GALACTICOS - Eppure tutto sembrava andare nel migliore dei modi... "Zidane, Figo, Ronaldo... È un salto incredibile, parliamo di una dimensione stratosferica. Quando è arrivato Beckham non ci aspettavamo molto, aveva sempre quaranta fotografi che lo seguivano dovunque andasse. Ma continuavamo a giocare e a vincere, nove mesi vincendo praticamente tutte le partite. E quindi pensavamo che anche il finale di stagione sarebbe stato fenomenale, che avremmo vinto tutto, che avremmo fatto il Triplete. Poi è arrivata la sconfitta in finale di Coppa contro il Real Saragozza, che ci ha segnati. Dalla terza settimana di marzo a metà maggio è stata una caduta senza paracadute". Il che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che si gioca in undici e tutti assieme. "Non bastano i nomi, bisognava essere una squadra e noi non lo eravamo. Siamo stati tre anni interi senza vincere nulla e senza mai lottare per vincere. Era il periodo in cui è tornato grande il Barça, con due campionati vinti di seguito e la Champions del 2006. Un momento che non mi piace per niente ricordare".

CAPELLO - Poi però...arriva Don Fabio. Che con i suoi metodi rimette in carreggiata il Real. "Tre settimane di ritiro precampionato, un giorno libero. Questo è Fabio Capello. E sicuramente era quello di cui avevamo bisogno, lo stato in cui era il Real Madrid non era normale. Sembrava di nuovo che il Barça avrebbe vinto il campionato, poi siamo usciti dalla Champions League e ci era rimasta solo la Liga. Quella stagione è stata folle. Ogni partita era come tornare indietro di vent'anni e rivedere le rimonte del Real degli anni Ottanta, quello del Buitre. Giocavamo contro il Maiorca, che non aveva obiettivi, e siamo subito andati in svantaggio. Poi quando abbiamo pareggiato la gente al Bernabeu saltava, piangeva... Quella Liga l'abbiamo festeggiata come se fosse una Champions League". Normale, considerando che è stata vinta a pari punti e grazie agli scontri diretti. Poco Galactico, forse, ma può bastare....