Carrick e la depressione post-Champions: “Quell’errore in finale ha reso la mia vita un inferno”

Quanto può costare un errore in una partita importante? È possibile cancellare uno sbaglio in campo che magari fa svanire il trofeo che vale una carriera? L’ex centrocampista dello United racconta il suo personalissimo inferno dopo la finale di Champions del 2009.

di Redazione Il Posticipo

Quanto può costare un errore in una partita importante? È possibile cancellare uno sbaglio in campo che magari fa svanire il trofeo che vale una carriera? C’è chi ha sbagliato e si è rialzato, tornando alla carica come ha fatto Terry. Il rigore sbagliato a Mosca lo ha abbattuto, ma il capitano del Chelsea è tornato quattro anni dopo a Monaco di Baviera a riprendersi ciò che era suo. E poi c’è chi, nonostante una Champions già in bacheca, ha pagato un errore a carissimo prezzo. Come Michael Carrick, che dopo la finale di Roma ha conosciuto la discesa nell’inferno della depressione, che gli ha tolto anche la gioia di vivere a pieno il mondiale, il suo sogno da bambino.

ERRORE – Lo racconta il centrocampista, che ora fa parte dello staff di Mourinho al Manchester United, in una intervista al Times. Tutto parte da un errore, quello durante la finale del 2009 che ha aperto la strada al vantaggio del Barcellona. Una macchia quasi indelebile, che Carrick si è portato dietro per oltre due anni. “È stato il momento peggiore della mia carriera. Sono finito in depressione. Non è stata una cosa semplice. Di solito dopo un errore in partita si sta male, è anche possibile sentirsi in colpa per più di qualche giorno, ma quello sbaglio non riuscivo a dimenticarlo. Una sensazione davvero terribile”.

MONDIALE ROVINATO – Al punto da rovinare quello che per un calciatore dovrebbe essere uno dei momenti più emozionanti di una carriera. La Coppa del Mondo. Dopo più di un anno da quella sera a Roma, Carrick è convocato per il mondiale in Sudafrica. Ma neppure la gioia per un’esperienza unica riesce a cancellare la depressione. L’inglese descrive il mondiale come uno dei momenti peggiori della sua vita. E di certo la lontananza dalle persone care non aiuta. Come racconta al Times, Carrick passa l’intera rassegna iridata diviso tra la voglia di realizzare il sogno di ogni bambino, scendere in campo in un Mondiale, e la voglia di tornare a casa dalla famiglia. Ecco dunque quanto può costare un errore, persino quando in bacheca una Champions, quella dell’anno precedente, c’è già. Figurarsi che effetto può avere per chi magari non avrà più una possibilità del genere. Meglio dunque non far leggere il Times…al povero Karius.

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