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Capello: “Volevo aiutare Ronaldo, gli ho chiesto: ‘Ce la fai a scendere almeno a 90 chili?’. Ma lui…”

Capello: “Volevo aiutare Ronaldo, gli ho chiesto: ‘Ce la fai a scendere almeno a 90 chili?’. Ma lui…”

Silenzio, parla Don Fabio. Capello rilascia un'interessante intervista e come al solito non ha peli sulla lingua: parla davvero di tutto, in particolare della sua esperienza al Real Madrid e di come andava gestito l'addio di Sergio Ramos.

Redazione Il Posticipo

Silenzio, parla Don Fabio. Capello rilascia un'interessante intervista ad AS. E come al solito l'ex tecnico di Milan, Real, Roma e Juventus non ha peli sulla lingua e parla davvero di tutto, in particolare della sua esperienza al Real Madrid e di come andava gestito l'addio di Sergio Ramos.

MADRID - Al Bernabeu Capello ha vinto due volte la Liga a dieci anni di distanza, ma si è comunque fatto la fama di difensivista. Un qualcosa che Don Fabio non apprezza molto. "È la più grande bugia del mondo! Hanno cominciato a dirlo dopo il mio primo scudetto col Milan perchè vincevamo tutte le partite 1-0. Ma guardate al mio primo anno al Real. Giocavo con un solo mediano, che era Redondo! E assieme a lui c'era Seedorf, un trequartista. Victor su una fascia, Raul sull'altra, Mijatovic e Suker davanti. E questo è essere difensivisti?". Nella seconda esperienza, poi, c'è una questione...fenomenale. "Abbiamo avuto problemi con alcuni giocatori come Ronaldo, quando lo abbiamo venduto la squadra è cambiata. Ronnie è il miglior giocatore che abbia mai allenato assieme a Van Basten. Ma in quel momento era negativo per la squadra. Volevo aiutarlo e gli dicevo quello che doveva fare, all'epoca pesava 96 chili. Allora gli ho chiesto: 'quanto pesavi quando hai vinto i mondiali in Corea e Giappone?'. E lui mi ha risposto che pesava 84 chili. 'Ce la fai a scendere almeno a 90?'. Ma non ci riusciva...".

 (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

RAMOS - Dunque, quando un campione non è di aiuto alla squadra, si può anche dirgli addio. Un ragionamento che vale anche per Sergio Ramos? "Bisognava parlarne con lui, l'età ha un peso per tutti e non so se era in condizione per giocare da titolare. Si parla di un calciatore che per me è stato molto importante, ma che anche io ho aiutato molto. Quando sono stato per la seconda volta a Madrid lui era appena arrivato ed è stato fondamentale per i trionfi della squadra, questo è innegabile. Però forse a 35 anni non era il momento di chiedere troppo". Una situazione che ricorda molti altri addii complicati, anche nel calcio italiano."Buffon se n'è andato, è tornato e se n'è andato di nuovo, anche Pirlo e Del Piero hanno salutato i loro club. Gli unici one club man in Italia sono stati Gigi Riva e Totti. È che si tratta di una questione complicata. A volte i calciatori non capiscono che la curva con l'età comincia a scendere. Non si può sempre salire, c'è un calo fisico e mentale...". E se lo dice Don Fabio c'è da crederci...