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Capello: “Al Real mi scusai con Beckham. Cassano, che rammarico. A Ibra ho detto basta con lo stile Ajax…”

L'ex tecnico di Roma e Milan, ma anche di Juve e Real, svela diversi aneddoti e anche qualche... segreto del mestiere.

Redazione Il Posticipo

Fabio Capello. Sergente di ferro per eccellenza. L'allenatore racconta, a Sky Sport, le sue esperienze analizzando diversi temi  e svelando anche qualche... segreto del mestiere. "In Italia i giornali siamo i più obiettivi. In Spagna invece comandano le radio ed anche i giornali hanno grande potere essendo schierati su poli opposti. In Inghilterra invece i giornalisti sono molto aggressivi ed era fondamentale arrivare preparato alle critiche. In Russia invece la pressione era minima e avevo la sensazione che il compito era difendere la nazionale".

POLSO - Nell'immaginario collettivo Capello è tecnico di "polso". Alla Al Pacino. "In una sfida con il Real Madrid ho dovuto recitare il ruolo opposto. I ragazzi, tutti fuoriclasse, sentivano la pressione talmente tanto da non riuscire a fare le cose più semplici. Nell'intervallo, eravamo sotto con il Maiorca, ho detto loro di giocare come fossimo in allenamento. E abbiamo vinto. L'allenatore nell'intervallo può fare cambiare la partita. Non deve essere sempre duro, ma sapere anche come e quando infondere serenità lavorando sulla psicologia del gruppo". Anche con lo staff mai nessun contrasto. "Non volevo né potevo competere con i dottori. Loro avevano competenze che io non ho e non ho mai discusso per un rientro. Chiedevo solo se fosse disponibile o no e mi regolavo di conseguenza. Con i fisioterapisti invece, considerando che mettevano mani sui muscoli di calciatori, sono riuscito a "ricavare" qualcosa in più".

GESTIONE - Secondo Capello la leadership non si esercita alzando la voce. "Noi siamo giudicati da tante persone che vedono come ci comportiamo con i forti e i deboli. La cosa più importante è rispettare le persone ed essere sinceri. Non ho mai sopportato i giocatori che trattavano i sottoposti in modo diseducato. Quando rientravo negli spogliatoi lasciavo passare circa quattro minuti e non volevo si parlasse di ciò che era accaduto in campo. Mi servivano per capire quale fosse l'intervento giusto per aiutare la squadra. Devi capire quando essere emotivamente duro e invece quando devi riuscire a far fruttare il talento a disposizione. Ho avuto diversi giocatori che pensavo avessero fatto carriera e non l'hanno fatta, così come ci sono stati dei ragazzi che indossando alcune maglie, come quelle del Milan o del Real non riuscivano a esprimersi".

RIMPIANTI - Anche Capelli ha i suoi rimpianti come insegnante di calcio. "Emerson ha giocato con qualità a Roma e Torino, ma a Madrid non ha reso. Il grande rammarico resta Cassano, ho cercato di recuperarlo in tutti i modi ma non ce l'ho fatta. In Ibrahimovic invece ho trovato un ragazzo orgoglioso e determinato che capisce quando i consigli erano dati per migliorare. A lui ho detto "basta Ajax" meno numeri ed estetica, più pratica. Gli ho levato la gioia di giocare ma è diventato un realizzatore conservando la tecnica. Merito suo, però, nell'aver tesaurizzato i miei consigli. Anche Del Piero è stato un giocatore di grande spessore, mai una polemica, né una parola fuori posto. Beckham invece è stato un professionista straordinario. Una persona seria, che meritava rispetto. Aveva firmato per il Galaxy e la società si era offesa, ma lui era impeccabile in campo e in allenamento. Gli ho chiesto scusa".