Capello, il 17 giugno 2007 vinse anche a Madrid. “Non potevamo fare un regalo ai catalani”

Capello, il 17 giugno 2007 vinse anche a Madrid. “Non potevamo fare un regalo ai catalani”

Il 17 giugno è evidentemente una data che porta una certa fortuna a Fabio Capello. Nel 2001, vince il terzo titolo della storia della Roma. Nel 2007 il trentesimo della Casa Blanca.

di Redazione Il Posticipo

Il 17 giugno è evidentemente una data che porta fortuna a Fabio Capello. Nel 2001, vince il terzo titolo della storia della Roma. Nel 2007, porta a Madrid uno  scudetto altrettanto storico, il trentesimo campionato della storia della Casa Blanca Una vittoria maturata con il brivido: all’ultima giornata il Real era andato negli spogliatoi in svantaggio contro il Maiorca. Poi Capello trovò il modo di motivare i suoi…

BARCELLONA – Il rivale, come sempre, era il Barcellona: i ricordi del tecnico italiano sono riportati dal Mundo Deportivo. “All’ultima giornata i giocatori hanno giocato con paura. Nell’intervallo contro il Maiorca eravamo in svantaggio. Dissi ai ragazzi che avevamo fatto una cosa molto importante, recuperando nove punti al Barcellona. E che non potevamo fare un regalo ai catalani. Ho chiesto di tornare in campo e divertirci giocando come se fosse un allenamento”. E ha funzionato. La partita finisce 3-1 e Capello diviene Don Fabio. Re Di Spagna.

SPIRITO – Una vittoria nata dal gruppo. “Quando erano rimaste 10 o 11 partite, lo spirito di squadra è cambiato.  Ronaldo era il migliore di quella squadra, ma era grasso e non ha saputo sacrificarsi. Raul era invece un allenatore in campo, un uomo spogliatoio. Un grande esempio per i giovani come Sergio Ramos che aveva una grandissima ambizione e voglia di migliorarsi. Capitava che dovessi allontanarlo dal campo d’allenamento perché faceva solo quello. Ed è anche per questo che non ha smesso mai di migliorare dal punto di vista fisico e tecnico.

ZIDANE  – Adesso tocca a Zidane provare a vincere. “Di solito i grandi giocatori, i fuoriclasse non sono mai stati grandi allenatori. Non ci riescono perché pretendono cose che un giocatore non può dare. Invece lui ha dimostrato di essere un allenatore intelligente e di sapere gestire molto bene la squadra. I suoi cambi sono sempre azzeccati e mostrano una rara capacità di scelta a seconda di cosa accade in campo durante la partita”.

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