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Cannavaro: “In Cina verso la normalità. Lippi e Capello maestri. A Parma, Asprilla si mangiò una multa…”

L'associazione di idee porta ai mondiali del 2006, ma il capitano azzurro ha vissuto tante altre esperienze che lo hanno ulteriormente maturato regalando diversi aneddoti

Redazione Il Posticipo

Fabio Cannavaro porta alla naturale associazione di idee: la finale di Berlino e l'Italia in cima al mondo.  Il  capitano azzurro ha accumulando esperienze che lo hanno ulteriormente maturato. Oggi allena in Cina il Guangzhou e da Canton ha parlato con sky sport di presente, passato e futuro.

CINA - In Cina la situazione sta tornando alla normalità: "Sono stato a Dubai, poi siamo rientrati. Abbiamo fatto i tamponi, me l'hanno ripetuto dopo 14 giorni. Non potevo uscire di casa. Ora abbiamo anche iniziato ad allenarci e la vita sta tornando alla normalità. Il campionato doveva iniziare a marzo ed è slittato, ma non è stato interrotto. Si parla di fine maggio, ma secondo me stanno aspettando. Il virus è sotto controllo, ma il problema è legato ai casi di ritorno. Ora vogliono essere sicuri. Stanno aspettando".

NAPOLI - Cannavaro non è stato inattivo. "Abbiamo creato diverse racconti fondi una per Croce Rossa e l'altra ispirata a una canzone di Pino Daniele per stare vicino alla nostra città. Calcisticamente con Napoli c'è un rapporto particolare. Tutti abbiamo avuto problemi nel gestire una pressione fortissima nel rappresentare una città dove non c'è doppia squadra e tutto è concentrato su di te con una responsabilità tripla. Giocatore, napoletano e tifoso. E al San Paolo a volte non è facile".

2006 - Spazio anche per i ricordi: "Riconoscevo i miei limiti. Non avevo una prestanza fisica da corazziere, ma arrivavo dove altri non pensavano grazie all'elevazione e al tempismo. Ho sempre avuto anche compagni di livello. Interpretavo il ruolo cercando sempre l'anticipo. Ero sempre molto attento e concentrato. Ho avuto tanti allenatori importanti. Ottavio Bianchi mi ha fatto esordire, ma ho condiviso momenti importantissimi con Lippi che mi ha dato continuità da titolare. L'ho ritrovato al Mondiale e sapete come è finita. Il suo merito più grande è stata quella di costruire una squadra e un gruppo con un unico obiettivo. Cercare di vincerlo. Non abbiamo vinto per calciopoli. Abbiamo vinto perché eravamo forti".

CARRIERA - Spazio anche per altri aneddoti. Capitolo Parma. "Minotti era il "cassiere" incaricato alla riscossione. Una volta Asprilla con grande serenità, prese il fogliettino, e visto il conto... se lo mangiò. In quel Parma c'era un rapporto molto familiare. Buffon era spettacolare e un po' incosciente ma era un suo punto di forza. All'Inter sono stato bene, ma ho vissuto un calvario di un anno e mezzo. Una frattura da stress alla tibia. Il mio errore fu quello di non fermarmi, ma ho sentito parecchie... cavolate. Quando sono guarito la società mi ha venduto. Me lo disse Oriali aggiungendo che la società stava facendo un errore. Io volevo restare, ma l'operazione era fatta. Alla Juventus ho giocato sempre e vincemmo il campionato. Poi andai al mondiale e lo vinsi". Da difensore, un giudizio importante su De Ligt. "Era un grande calciatore, gli sta andando tutto storto, un po' come è successo a me a Madrid dove si gioca un calcio diverso".

ALLENATORE - Adesso in panchina, ispirandosi a tanti maestri. Uno in particolare. Lippi. E un altro maestro come Capello. "Ho un rapporto speciale con lui, ma non dimentico Fabio Capello con cui ho vinto anche in campionato. Il Pallone d'Oro è figlio di un Mondiale straordinario e due anni stratosferici a Torino. Sono un allenatore che non sono legato a un modulo fisso. Ho la mia filosofia ma anche aperta a diverse soluzioni. Ci si adatta anche perché può sempre succedere di tutto. A Madrid chiesi a Capello di riposare. Lui mi disse che non se ne parlava e lì capii il vero allenatore. Lui è un maestro nelle scelte e non ha mai dato peso alle voci. Sono cose che alla fine premiano".