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Candreva e San Siro: un rapporto difficile cementato dalla discontinuità

Candreva, San Siro e i cross: un rapporto difficile cementato dalla discontinuità del giocatore, che si perde sempre nel momento in cui sembra aver limato i propri limiti.

Redazione Il Posticipo

Gira e rigira, Candeva c'è ricaduto. E anche male. Trascendendo. Antonio Candreva ha un unico grande difetto, come del resto il suo collega dall'altra parte del tridente dell’Inter. La continuità di rendimento. Giocatore dalle grandissimi doti tecniche, fiato, corsa e piedi anche buoni. Unico difetto, e non da poco, la poca capacità di essere un trascinatore. Nella sfida con la Lazio si lascia andare a un gesto poco edificante. Uno sputo che si presta a più interpretazioni. Ce l'aveva con i suoi vecchi tifosi? Con chi lo fischiava? Con una decisione poco gradita? In tutti i casi l'atteggiamento tradisce un nervosismo strisciante.

Partita da dimenticare

Il numero 87 ha ripreso la sua personalissima battaglia contro il loggione di San Siro. A dirla tutta, ha anche le attenuanti generiche. Pochi stadi, come il Meazza, trasmettono sfiducia. Nè è facile giocare palla con la consapevolezza che chi osserva è lì, pronto a giudicare più che a sostenere, quasi ad attendere l'errore per poi riversare il livore. Beh, l'interista è così. Tifoso sui generis, quasi snob. Al netto delle giustificazioni, però, Candreva registra troppe assenze. O, meglio, giocate irritanti. Sceglie quasi regolarmente la soluzione più difficile.  E poi, è tornato a sbagliare i cross. Troppi.

Un amore comunque mai nato

Candreva porta addosso i segni di un disagio evidente. Del resto, l'amore non è mai nato. Al massimo, una reciproca sopportazione a denti stretti. Anche quando indovina giocate e partita, Candreva è vittima dell'equivoco: “è bravo ma...”. Convivere con l'obbligo di dover sempre dimostrare di essere all'altezza non è facile. E non è un caso che le partitacce derivino sempre dalla voglia di strafare. E così, gira, che ti rigira, prima si rigira e poi sbaglia il cross. La storia di Antonio Candreva e della tifoseria nerazzurra è tornata al punto di partenza. Il laterale destro ha lasciato il campo subissato dai fischi di San Siro, stanco di assistere alla stessa scena. Finta, controfinta, sterzata, controsterzata, cross troppo lungo, o alto, o corto, o basso. I ghirigori di troppo e i cross sbagliati, non compensano la generosità e l’attaccamento alla maglia. Se Candreva fosse meno barocco, la mole di lavoro diventerebbe premiante. Cosi invece è solo irritante. Ma sembra non ci sia verso, gira e rigira, per risolvere la situazione.

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