Il calcio non è religione ma scienza

Il calcio della Juventus è…matematica e Allegri è stato bravissimo sinora a far quadrare i conti in tutte le competizioni. Il Sarrismo è suggestivo, ma alla fine della stagione rischia di non avere riscontri pratici. Chi vince il classico dilemma?

di Vincenzo Marangio

Si dice che la storia la scrivano i vincitori perché alla fine è di loro che ci si ricorderà. Il calcio non è religione ma scienza. Una scienza non sempre esatta, perché c’è la variante del fato che, come in tutte le cose, può deviare leggermente il corso degli eventi, ma la formula è molto semplice, matematica. Si gioca per vincere, qualsiasi sia la tipologia di vittoria. Si vince ponendosi obiettivi. Si raggiunge gli obiettivi ipotizzando una tabella di punti da rispettare, e se non viene rispettata arriva la sconfitta. E quando arriva la sconfitta la si analizza provando a correggere le varianti che non hanno funzionato, per inseguire nuovi successi sempre in ossequio al vero principio: si gioca per vincere e non per partecipare e se non si vince, allora si perde. Semplice semplice.

Il calcio della Juventus è…matematica

Dopodichè ci sono diverse forme di vittoria anche perché ci sono diversi tipi di obiettivi, c’è chi concorre per lo scudetto, o per la Champions o una qualsiasi altra coppa, o rilanciarsi magari centrando un posto in zona Europa, per la salvezza o una promozione. Diverse forme di obiettivi che rappresentano un traguardo finale. Il traguardo, ecco, si gioca per raggiungerlo non per avvicinarcisi nel modo più bello o spettacolare possibile. Perché il calcio non è una religione, ma scienza. In questo percorso si stanno affrontando Juventus e Napoli, con i partenopei partiti forte, fortissimo, la Juventus ad inseguire, presa a far quadrare i conti tra campionato, Champions e Coppa Italia, ma sempre a portata del Napoli, sempre pronta al sorpasso. Un sorpasso reso fino ad ora difficile grazie ad un ottimo lavoro svolto da Sarri che, tuttavia, per far girare al massimo la sua squadra, doveva tenere il piede spinto a tavoletta sull’acceleratore. Allegri, da dietro, lo percepisce, non a caso il tecnico livornese ha sempre detto “noi ci siamo, tanto nessuno scappa..”.

Sarrismo suggestivo, ma rischia di non avere riscontri pratici

Poi il 4 marzo accade qualcosa: la Juventus non sembra avere le forze di andare oltre il pari in casa della Lazio, e il Napoli battendo la Roma all’Olimpico può lanciare la prima volata e invece in pochi minuti cambia il destino di questa corsa avvincente. Dybala si inventa una magia al 93′, il Napoli un po’ accusa il colpo, la Roma ne approfitta espugnando il San Paolo e, complice anche il recupero con l’Atalanta (battuta senza difficoltà), è la Juventus a lanciare la prima fuga, mitigata momentaneamente da un’ottima SPAL ma rilanciata dal Sassuolo che scopre nuovamente un Napoli con poca benzina nel motore mentre la Juventus è pronta ad uccidere il campionato. Nulla ancora è deciso ma se Allegri ha fatto bene i calcoli, la Juventus ha la strada in discesa e il Sarrismo rischia di restare una religione suggestiva ma poco pratica. Perché alla fine ci si ricorderà di chi ha vinto. Il calcio è scienza, non religione.

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