Calcio, mercato e madrepatria: quando un club diviene la colonia di un paese

Il mercato di gennaio è ancora aperto ma a Barcellona si parla già di quello estivo. Pare che Wijnaldum stia strizzando l’occhio ai catalani a parametro zero. E continuerebbe la lunga tradizione di olandesi. Ma molti club hanno storie simili…

di Redazione Il Posticipo

Barça-Olanda

1996: Portrait of Barcelona Manager Johan Cruyff in the dug out during a match. Mandatory Credit: Clive Brunskill/Allsport

Il mercato di gennaio è ancora aperto ma a Barcellona si parla già di quello estivo. Pare che Georginio Wijnaldum stia strizzando l’occhio ai catalani e potrebbe arrivare a parametro zero. E continuerebbe la lunga tradizione di olandesi. Sarebbe il secondo olandese in rosa, il terzo considerato anche il passaporto di Dest. Il quarto, se Koeman restasse. Ma il Barça ha una lunghissima tradizione di olandesi cominciata con il più grande di sempre. Johan Cruijff ha fatto di Barcellona casa propria. Grazie al suo successo in Catalogna, i blaugrana hanno creato un grande legame quasi indissolubile con l’Olanda (specie con l’Ajax). Una delle stagioni più ricche è stata quella del ’99/2000 quando c’erano: Hesp, Reiziger, Ronald De Boer, Cocu, Kluivert,  Bogarde, Frank De Boer e Zenden. Ah e in panchina c’era Van Gaal. 9+1. Nella storia, però, ci sono squadre con colonie di stranieri molto più folte.

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