Il dottor Bogdani: “Pirlo ha un compito difficile. Conte mi chiamava sempre per… Giaccherini. Che notte folle contro Ronaldo!”

Albanese di nascita, italiano d’adozione: oggi Erjon Bogdani ha 43 anni e da una decina ha smesso di fare il calciatore e l’attaccante di provincia, ma culla nuovi sogni ancora nel nostro Paese, sempre col pallone tra i piedi

di Simone Lo Giudice

Compagno Pirlo, quell’anno con Pioli

Darsi la spinta giusta per spiccare il volo e ritornare alla base. Così ha fatto Erjon Bogdani, uno dei ragazzi nati nella terra delle aquile, in Albania, lasciata alla fine degli Anni ’90 in cerca di fortuna. La Croazia è stata il trampolino di lancio del ragazzo di Tirana: da lì è partito, destinazione Reggio Calabria dove ad attenderlo c’era Andrea Pirlo. Lì è cominciato il viaggio di Erjon nella provincia del nostro calcio: da Salerno con Stefano Pioli in panchina a Verona, da Siena a Livorno, fino a Cesena con Emanuele Giaccherini. L’ex attaccante che ha battuto Ibra e sfidato Ronaldo ha ereditato l’arte dell’insegnamento e l’ha messa in pratica per la prima volta nella sua Albania. Né Matematica né Storia: la materia preferita di Bogdani è ancora il calcio, alla cattedra poi preferisce la panchina, dove è iniziata la sua seconda vita.

Erjon, lei ha cominciato a fare l’allenatore: come sta andando questo suo nuovo percorso?
Ho lavorato per un anno e mezzo con De Biasi nell’Albania: insieme abbiamo fatto una strada bellissima che si è conclusa nel 2016 con l’Europeo al quale la nostra Nazionale si è qualificata per la prima volta nella sua storia. Poi per due anni sono stato l’allenatore dell’Under 19: ho lanciato tantissimi giocatori, tra cui Kumbulla. Questa avventura si è conclusa nell’ottobre 2019. Adesso sono in pausa anche per via dell’emergenza Covid-19. Sto andando in giro per seguire gli allenamenti e per informarmi.

Quale è la sua idea di calcio? Un po’ all’italiana?
Il calcio sta cambiando tantissimo. I moduli sono solo numeri, dipende tutto dai giocatori che si hanno a disposizione. Bisogna metterli in campo nel miglior modo possibile. Mi piace il vostro calcio, anche se le cose stanno cambiando anche in Italia. Lo abbiamo visto nelle prime giornate di Serie A: tutte le squadre stanno giocando all’attacco, ma non penso che le cose andranno avanti così. Quando serviranno i punti, le piccole si chiuderanno di più in difesa. Alla fine solo chi prende meno gol raggiunge i suoi obiettivi.

Che idea si è fatto di Pirlo allenatore?
Lo conosco perché abbiamo giocato insieme alla Reggina. Andrea è un ragazzo molto intelligente però è difficile essere l’allenatore della Juve. Sta facendo la sua prima esperienza da tecnico direttamente sulla panchina dei campioni d’Italia. Pirlo ha disputato poche amichevoli con la squadra e non ha avuto tutti i giocatori a disposizione. Sta lanciando anche qualche giovane: Frabotta, Portanova contro il Crotone. Pirlo non ha paura di niente, ma ha un compito molto difficile. Però penso che possa fare grandi cose.

Nella sua Reggina c’era anche Baronio oggi collaboratore di Pirlo: cosa ricorda? 
Vivevamo tutti e tre nello stesso palazzo: io, Pirlo e Baronio. Con Roberto siamo stati compagni anche al Chievo: abbiamo fatto anche una vacanza tutti insieme con le famiglie. Nello staff c’è il mio amico Tudor con cui ho un ottimo rapporto. Magari più in là mi apriranno le porte per seguire qualche allenamento.

Che ricordo ha della Reggina? La segue ancora?
Sì, la seguo con piacere: è stata la prima squadra ad avermi accolto in Italia. Ci ho giocato per tre anni e mezzo. Abbiamo conquistato la salvezza con Pirlo e Baronio nel 1999-2000, quando la Lazio ha vinto lo Scudetto: io sono arrivato a gennaio, abbiamo vinto tante partite e raggiunto il nostro obiettivo. Al secondo siamo retrocessi, ma abbiamo vinto subito il campionato di Serie B. La Reggina è stato l’apice della mia carriera: mi ha fatto crescere come giocatore e mi ha fatto capire cos’è il calcio italiano.

Dopo la Reggina lei è stato allenato da Pioli alla Salernitana: che ricordo ha del mister?
Era il primo anno che Pioli allenava in Serie B. Inizialmente la Salernitana doveva fare la C: io sono arrivato in prestito dalla Reggina quando la squadra è stata promossa in B. Pioli è un allenatore bravo e preparato, nei momenti di difficoltà sa trasmettere fiducia e calma. In Italia ci sono tanti tifosi: quando le cose non vanno bene, non te la fanno passare liscia. C’è tanta pressione. L’anno scorso io e il mio amico Leandro Rinaudo gli abbiamo telefonato: Pioli era in vacanza in Grecia ed era svincolato. Gli avevamo detto che avrebbe fatto bene con la sua prossima squadra. Non mi è piaciuto come è andato via dalla Fiorentina: penso che abbia fatto bene in tutte le piazze dove ha allenato, Firenze compresa.

Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

Il Milan di Pioli può vincere lo Scudetto?
È molto difficile dirlo adesso. Io metto sempre Juve, Inter e Napoli davanti per la vittoria finale. Però dal lockdown in poi il Milan sta andando forte in campionato. Pioli ha fatto un grandissimo lavoro, poi c’è Ibrahimovic che sembra non invecchi mai: in ogni partita fa cose incredibili, fa sempre la differenza. Da avversario ricordo che poteva cambiare le sorti della partita quando voleva e vincere quasi da solo.

Lei ha battuto Ibrahimovic con la maglia del Cesena nel settembre 2010: fu emozionante?
Sì, è stata la prima partita che Ibra ha giocato col Milan dopo il suo ritorno in Italia. In quell’occasione siamo stati fortunati: il Milan ha avuto tante occasioni, Ibra ha sbagliato anche un calcio di rigore. Al ritorno però ha fatto doppietta e abbiamo perso a San Siro. Dopo Cesena-Milan 2-0 ho parlato con Pirlo e Seedorf, mi ricordo che anche il dottor Galliani non era di buon umore. Io e Pirlo scambiavamo sempre la maglietta e qualche parola dopo le partite da avversari: dopo il fischio finale, gli avevo di non preoccuparsi perché avevano lo squadrone giusto per vincere ed è andata così. Con Allegri hanno conquistato lo Scudetto: c’erano tanti campioni, sapevo che avrebbero fatto la differenza.

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