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Calcio al centro-sud, Sticchi Damiani: “Se le soluzioni sono troppo forzate sono contrario”

Il presidente del Lecce espone le proprie idee sul protocollo e sulla eventuale ripresa del campionato concentrata al centro sud.

Redazione Il Posticipo

Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, si è collegato in diretta con Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio e ha parlato del momento di grandissima difficotlà del calci italiano e delle soluzioni allo studio per ripartire.

FORZATURA - Il calcio medita  di spostarsi al centro sud per chiudere il campionato. Idea che non lo esalta. "Sono contrario a scelte troppo forzate: se riusciamo a concludere questo campionato è un bene, ma senza accanirsi. La variabile di non poter giocare sull'intero territorio è importante. Idem le date: il Lecce al 30 giugno rischia di perdere dieci-dodici giocatori. Una conclusione così non avrebbe valore sul piano sportivo. andare troppo oltre significa rovinare due stagioni".

PROTOCOLLO - Capitolo protocollo. Il Lecce ha le strutture ad hoc. "Abbiamo un albergo con annesso campo di calcio. Ci sono i presupposti per lavorare bene. Per ora stiamo vicini alla gente, poi quando ci sarà da riparlare di calcio giocato, cercheremo di farci trovare pronti. Il protocollo dovrà comunque essere approvato anche dal Ministero della Salute. I numeri dell'epidemia sono importanti e il protocollo avrà senso quando la situazione sarà molto migliorata, altrimenti anche in questo caso è una forzatura e non la condividerei".

PROSPETTIVE  - Il calcio non era preparato. "All'inizio ognuno è andato un po' per i fatti suoi. Il Lecce è e resta in attesa di capire. Viviamo qualcosa più grande di noi, sulla quale non abbiamo competenze, ma è emerso in maniera chiara, che bisogna far di tutto per concludere questo campionato. I diritti TV sono un punto fondamentale, rappresentano l'80% dei ricavi per le medio-piccole. E il costo giocatori rappresenta circa il 70% delle spese. Sono due macro-voci tra entrate e uscite. Il Lecce ha fatto una scalata senza fare il passo più lungo della gamba: non abbiamo debiti con le banche né con istituti di credito, ma sarebbe meglio non dipendere così tanto dai diritti televisivi".