Calcagno (AIC): “Non è possibile che i calciatori non possano fare neanche una richiesta”

Il vicepresidente dell’Assocalciatori parla delle polemiche scatenate dalla volontà di non giocare alle 16.30

di Redazione Il Posticipo

Il vicepresidente dell’AIC Umberto Calcagno, ospite di Sky Sport, ha spiegato la posizione dell’AIC sugli orari e sulla possibilità di non giocare prima delle 16.30. Una scelta che aveva scatenato non poche polemiche.

POLEMICA –  Calcagno vive la situazione con filosofia. “Siamo abituati al fatto che qualsiasi cosa, se proposta dai calciatori, da momento costruttivo si possa facilmente trasformare in polemica. In tanti ci hanno segnalato diverse criticità. Non è solo una “questione meridionale”. Giocare alle 17,15 è un problema anche in Pianura Padana, noi come associazione vorremmo semplicemente dare un contributo. Crediamo che giocare a questi orari abbasserebbe il livello delle partite. Si fanno paragoni con i Mondiali, ma stiamo parlando di due scenari completamente diversi. Quando c’è stato il via libera con il protocollo abbiamo detto che giocare a questo orario sarebbe stato sbagliato. Abbiamo portato avanti un confronto, che ha portato a svolgere solo dieci partite e alle 17.15. Forse vuol dire che la richiesta non era così strampalata e che probabilmente poteva essere interpretata in modo molto più sereno”.

LAVORO – Difficile prenderla con serenità, considerando il mondo dorato del calcio e in un momento come questo. “Ho giocato cinque volte i playoff in Serie C, a temperature abbastanza elevate. Abbiamo sentito i rappresentanti all’interno delle squadre e ci hanno sottoposto questo problema. Poi non voleva essere una polemica. Si parla tanto di non fare demagogia, e poi però i calciatori di A non possono fare una richiesta che fra l’altro riguarderà anche quelli di B e C. E comunque nessuno ha detto che non si giocherà senza che si dica sì a queste richieste. Però non è possibile che non possiamo fare nemmeno una richiesta. E comunque ci sono problemi più spinosi di questo, come i contratti”.

 

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