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Cahill e gli allenatori italiani al Chelsea: “Conte arrogante in senso positivo. Difficile avere rispetto per alcune delle cose che ha fatto Sarri”

Gary Cahill al Chelsea è un'istituzione, avendo vissuto l'epoca dei maggiori trionfi del club londinese. Dunque, pochi meglio di lui possono parlare dei due tecnici italiani che hanno allenato i Blues nelle ultime stagioni. Conte e Sarri, due...

Redazione Il Posticipo

Gary Cahill al Chelsea è un'istituzione, anche se ormai gioca con il Crystal Palace. Il difensore inglese ha vissuto l'epoca dei maggiori trionfi del club londinese, portando a casa due Premier League, due FA Cup, una Coppa di Lega, una Champions e due Europa League. Dunque, pochi meglio di lui possono parlare dei due tecnici italiani che hanno allenato i Blues nelle ultime stagioni. Conte e Sarri, due personaggi molto diversi. E di cui, come spiega Cahill al Daily Mail, ha opinioni totalmente opposte.

CONTE - Si parte da Conte. Che nella stagione del titolo parte male, perde alcune partite e poi sfodera l'arma segreta. La difesa a tre. E cambia tutto, compreso il ruolo di Cahill. "Conte è un grande allenatore. Ha detto 'ok, cambiamo'. Conosce quella formazione a memoria e voleva in campo giocatori che sapessero a memoria il loro ruolo in quello schema. Se non lo sapevi, non giocavi. Io venivo schierato come centrale di sinistra, mentre nella formazione in cui ho vinto il campionato con Mourinho Azpilicueta faceva il terzino sinistro e io ero il centrale di destra. Eppure Azpi è diventato centrale di destra e io giocavo dall'altro lato. Ho parlato con Conte e lui era certo che avrebbe funzionate. I Conte, i Mourinho, non staccano mai. L'attenzione ai dettagli, il modo di pensare, hanno una enorme fiducia nei propri mezzi. Un'arroganza in senso positivo".

SARRI - Non va invece bene con Sarri. Colpa, spiega il difensore, anche di un'assenza importante, quella nella preseason. Nella sua ultima stagione al Chelsea, Cahill passa da capitano e titolare fisso a sopportato, giocando appena otto volte. "Siamo andati ai mondiali 2018 e siamo arrivati in semifinale, quindi io mi sono perso il ritiro, che ora come ora penso sia stato un problema enorme. Sarri era concentrato sulla tattica, forse troppo, e io mi sono perso tutta quella parte. La questione è iniziata con il piede sbagliato e a metà stagione qualsiasi tipo di rapporto ci fosse era andato. E non ci sarebbe mai stato modo di recuperarlo".

RISPETTO - E il giudizio su Sarri è netto. "È difficile avere rispetto per alcune delle cose che ha fatto. Ma ho molto rispetto per il club e per i calciatori. Da giocatore importante, da capitano, avrei potuto mandare tutto all'aria, ma non è così che si fa. È stato semplice? No. È stata sicuramente una delle cose mentalmente più difficili da affrontare, anche perchè è durata tantissimo. La cosa peggiore è che quando non giochi, per qualsiasi motivo, se sei fuori forma, se hai giocato male o se qualcuno sta facendo meglio di te, sai nella tua testa che se l'allenatore ti schierasse per quattro o cinque partite di fila torneresti te stesso. Sfrutteresti l'opportunità. Senti un desiderio che brucia dentro di te, che dice 'dammi cinque partite e la maglia non me la togli più'. È un tipo di arroganza che devi avere. Il problema è che Sarri quelle cinque partite non me le ha mai date..."