Caballero ricorda il suo mondiale da incubo: “Io, minacciato di morte. Tornerei in Argentina per vivere, non per giocare”

Il portiere del Chelsea racconta la sua vicenda a quasi due anni dalla serataccia contro la Croazia che gli costò il posto da titolare ai Mondiali e non solo…

di Redazione Il Posticipo

Caballero e l’incubo del Mondiale in Russia. Il portiere del Chelsea, suo malgrado, è stato protagonista in negativo nella sfida persa contro la Croazia. Un suo errore, una palla svirgolata, pallone regalato a Rebic andato in pressione, gol. Si complica la partita dell’Argentina. E anche la sua vita.

ERRORE – Il portiere parla a Olè di quanto accaduto nei giorni successivi alla partita che aveva messo con un piede e tre dita l’Argentina fuori dal Mondiale.  “Ricordo bene l’errore che ha portato al gol della Croazia. Io quel pallone l’ho alzato per rilanciarlo ma ho colpito il terreno. La palla ha preso uno strano effetto e poi Rebic ha segnato. Tutti pensavano che volessi saltarlo, ma non era così: volevo sollevare il pallone e lanciarlo il più lontano possibile in modo da ribaltare l’azione ed eludere il pressing”. Non è andata esattamente così. E si sono spalancate le porte dell’inferno. Sportivo e privato.

MINACCE – L’errore gli costa il posto. E la scelta tecnica ci può anche stare. Meno accettabile è quello che accade nelle ore seguenti. Una ferita ancora aperta che ha portato a una scelta di vita.  “Mi sarebbe piaciuto avere un’altra possibilità ma non è successo. Ho capito e accettato la decisione del CT che ha scelto Armani che è comunque un portiere di grandissimo livello.  Il giorno dopo l’errore, però, mi hanno chiamato praticamente da tutto il mondo. Non è stato bello. Sono arrivati insulti e qualcuno mi ha anche minacciato di morte. Ciò mi ha portato a riflettere molto sulla mia famiglia e sul mio futuro professionale. Ho deciso che un giorno, potrei anche tornare in Argentina, ma lo farei solo per vivere, non certo per giocare”.

 

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