Buffon, ventidue anni da una panchina all’altra

19 novembre 1995, un giovane Gigi Buffon, all’epoca terzo portiere del Parma, fa il suo esordio in Serie A. Ventidue anni dopo, è spettatore del match della sua Juventus con la Sampdoria.

di Redazione Il Posticipo

Baggio. Weah. Boban. Roba da far tremare i polsi a chiunque. Ma non a Nevio Scala, tecnico del Parma. Che nella settimana della sfida contro il Milan di Capello si ritrova una gran bella gatta da pelare. Bucci, il portiere dei crociati, è infortunato. Un problema non da poco, ma il tecnico degli emiliani ha un asso nella manica. E nella mattina del 19 novembre 1995, si sparge la voce in tutta Parma. Giochiamo con il terzo portiere, un ragazzino di neanche diciott’anni. Come si chiama? Buffon. Gianluigi Buffon. Mai sentito. Almeno fino a quel momento. Poi la storia cambia. Completamente.

Buffon, 22 anni tra i pali senza cambiare mai

Sono passati ventidue anni da quella giornata memorabile. Ed è cambiato tutto, ma non è cambiato nulla. Contro il Milan Buffon decide la partita, fermandola sullo 0-0 con una serie di miracoli. Esattamente quello che ha continuato a fare nei due decenni successivi. Se la bontà del rendimento di un portiere si conta sui punti fatti guadagnare alla propria squadra, beh, il Gigi nazionale non ha rivali. Decisivo, sempre. Prima con il Parma, poi, per oltre quindici anni, con la maglia della Juventus. La stessa Juventus che nel giorno del suo compleanno calcistico il portierone guarda dalla panchina, per completare un po’ malinconicamente una settimana che rimarrà, suo malgrado, una delle macchie di una carriera splendida.

Gioie e delusioni di una carriera straordinaria

Già, perchè in ventidue anni è successo praticamente di tutto. Qualsiasi cosa possa accadere su un campo di calcio, Gigi Buffon l’ha vissuta. Scudetti, tanti. Retrocessione, una e non certo per sue colpe. Finali perse, troppe, forse uno dei crucci maggiori. Dalla vetta della A all’inferno della B, un Europeo saltato per infortunio e un Mondiale vinto da protagonista, con tanto di Pallone d’Oro sfiorato. Ma fino a qualche giorno mancava qualcosa, un’esperienza di cui probabilmente Buffon avrebbe fatto volentieri a men. La delusione della mancata qualificazione per la Coppa del Mondo in Russia, l’evento che avrebbe dovuto segnare la fine della sua storia in mezzo al campo. Le sue lacrime, da capitano, con tutto il peso delle sue 175 presenze in azzurro, sono state quelle di tutti i tifosi italiani.

Ancora obiettivi, nonostante l’addio imminente

E quindi è tutto finito? Quasi. Il che significa non ancora. Difficile che Buffon ci ripensi sul ritiro a fine stagione, come lui stesso ha dichiarato c’è un tempo per tutto. Avrebbe voluto concludere alla grande, con il sesto Mondiale, un record che sarebbe stato pressochè imbattibile. Ma a questo punto dovrà (anzi, spera di) accontentarsi di chiudere in Ucraina, a Kiev, invece che in Russia. Nel frattempo, anche qualche panchina non è un problema. Come contro la Sampdoria. L’importante è non abituarsi a rimanere seduti, perchè a fine campionato, dopo Marassi, ne mancheranno altre 25. Quelle che bastano (e avanzano) per prendersi il record di presenze in Serie A di Paolo Maldini. Ora siamo a 627, l’obiettivo è quota 647. Anzi, 648. Perchè Gigi non vuole pareggiare, ma solo vincere. Ed essere, anche in questo, il numero uno.

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