Bruno Tedino, campione d’inverno e umiltà

Bruno Tedino campione d’inverno con il Palermo. Un miracolo? Piuttosto un lavoro certosino di un tecnico molto preparato che ha insegnato calcio a lungo.

di Redazione Il Posticipo

Il Palermo asfalta la Salernitana ed è campione d’Inverno in serie B. La vittoria di Bruno Tedino. E guai a chiamarlo miracolo. Questo omone venuto dal Nord, fa sognare la Sicilia. Chiude il girone d’andata in testa alla classifica da esordiente assoluto in Serie B, con alle spalle un presidente come Zamparini e una società che deve destreggiarsi fra ambizioni di promozione e libri contabili.

Un lavoro certosino nelle serie inferiori

Tedino è stato abilissimo a isolare la squadra da un’ambiente inferocito per la retrocessione e molto scettico riguardo il suo arrivo. Senza pretese, ma con la consapevolezza che il lavoro paga. La sua forza? La tanta gavetta nelle categorie inferiori, dove ha imparato a gestire gli equilibri e a formare i giovani. Del resto, con i ragazzi, ci sa fare, eccome. La sua esperienza da tecnico federale nell’under 16 e nell’under 17 è stata una palestra. Sotto la sua guida, sono cresciuti Parolo, Cacia, Reginaldo, Valiani, Barreto. Zamparini si è innamorato di lui osservando il Pordenone. Gli ha chiesto di ricalcarne il canovaccio. Ed è stato accontentato.

Un calcio semplice e redditizio

Tedino è un cultore del 4-3-1-2 ma non è un integralista. Piuttosto adatta gli schemi e i moduli al materiale umano a disposizione.  A Palermo, non a caso, gioca a 3. Ricorda Sarri, non solo perché ama un abbigliamento poco casual. Tedino è un tecnico abituato a lavorare moltissimo sul campo per provare e riprovare i meccanismi e ritiene il proprio gioco applicabile in qualsiasi serie: l’importante è assimilare il metodo. Poi la qualità dei calciatori farà la differenza. Molto più importante, nella sua idea di calcio, la gestione del pallone nelle due fasi, specialmente in quella di recupero. Fondamentale, in questo senso, una squadra aggressiva che giochi palla a terra e pressi il pallone, piuttosto che gli avversari. L’obiettivo è recuperare la sfera e ribaltare immediatamente l’azione. Per certi versi, una impostazione che ricorda da vicino quella di Sarri. Uno o due tocchi, velocità, pressing e squadra raccolta in un fazzoletto per sovrastare gli avversari e giocare con pallone e cronometro. E il suo Palermo vola.

L’amore di papà e una promessa…

E poi c’è una promessa da mantenere, alla figlia Nicole. La ragazza è tifosissima del Palermo. Questione di colori. Da piccola si è innamorata del rosanero e di…Fabrizio Miccoli. Il caso ha voluto che il papà allenasse per la prima volta nel calcio che conta proprio il Palermo. E allora lei non manca mai, per affetto e tifo, una sola partita casalinga al Barbera. Ovviamente, ha chiesto a papà la promozione. E Tedino si è già portato avanti con il lavoro.

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