Leon Britton: dal campo alla panchina, andata e ritorno

La formula dell’allenatore-giocatore è vecchia quanto il calcio stesso. Difficilmente però dalla panchina poi si torna al calcio a tempo pieno. A meno che il prescelto non sia Leon Britton.

di Redazione Il Posticipo

La formula del player-manager, sebbene in Italia non sia così diffusa, è vecchia quanto il calcio stesso. Del resto, già agli albori spesso chi gestiva le squadre era anche un calciatore delle stesse. Poi i due…mestieri si sono più o meno separati, anche se in Terra d’Albione non è certo una vista rara quella di un membro dell’undici titolare (o, meglio ancora, un grande vecchio) prendere posto sulla panchina, magari come traghettatore. C’è chi da allenatore-giocatore ha addirittura alzato trofei importanti, come Gianluca Vialli al Chelsea. Ad altri, beh, è andata un po’ peggio. Ma c’è quasi sempre una costante: il fatto che difficilmente dalla panchina poi si torni al calcio a tempo pieno. A meno che il prescelto non sia Leon Britton.

Leon Britton e lo Swansea: dal campo…

Leon Britton è allo Swansea ormai dal 2002, più di quindici anni (esclusa una stagione allo Sheffield Wednesday) al servizio del club gallese di cui è, ovviamente, capitano. Dalla League Two alla Premier League, il cammino dei Cigni è lo stesso del centrocampista, che ha accompagnato la squadra con oltre quattrocento presenze in tutti e quattro i campionati professionistici d’Inghilterra. E si è tolto anche una gran bella soddisfazione, sollevando la League Cup 2012/13, vinta per 5-0 contro il Bradford City. Una vera e propria istituzione al Liberty Stadium, il leader senza macchia e senza paura. E quindi non è così strano che dopo l’esonero di Paul Clement, che a sua volta aveva sostituito Makelele, la dirigenza si sia affidata al capitano.

…alla panchina…

Che, “approfittando” di uno dei tanti infortuni muscolari che non vogliono lasciarlo in pace (del resto, a trentacinque anni, le tante stagioni passate in mediana stanno facendo pagare il prezzo a Britton), si è seduto sulla panchina del suo Swansea come manager ad interim. Una scelta strana, perchè di solito ci si affida a qualcuno dello staff e se si sceglie uno dei membri della prima squadra, l’incarico è solitamente permanente (o almeno, finchè non arriva l’esonero). Non in questo caso, perchè il numero 7 sapeva benissimo che avrebbe guidato i suoi giusto il tempo di trovare un nuovo allenatore. Quel Carlos Carvalhal che ora si ritrova Britton di nuovo in campo.

…e di nuovo sul terreno di gioco

Già, perchè le due partite di dicembre (un pareggio con il Crystal Palace e una netta sconfitta con il Liverpool) in cui il trentacinquenne ha seguito il match come manager (ed in cui non ha neanche avuto la soddisfazione di potersi autoconvocare o schierare) hanno confermato un qualcosa che in fondo il centrocampista già sapeva. Si sente ancora un calciatore e, nonostante la dirigenza gli abbia proposto un ruolo nello staff tecnico, il capitano dello Swansea ha optato per rientrare nei ranghi e giocarsi la salvezza, la settima consecutiva, assieme ai suoi compagni. I quali di certo accoglieranno con gioia il ritorno del simbolo del club, che pare aver smaltito l’ultimo fastidio alla coscia ed è finalmente pronto per tornare ad essere…l’allenatore in campo. Per farlo dalla panchina, c’è sempre tempo.

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