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Breve ma intenso: Sven-Goran Eriksson lascia già la panchina delle Filippine

Il tecnico svedese delle ha finito la sua esperienza sulla panchina delle Filippine dopo aver incassato soltanto sconfitte in Coppa d’Asia contro Cina, Corea del Sud e Kyrgyzstan. Neanche tre mesi.

Redazione Il Posticipo

Tutte le cose, prima o poi devono finire. È la natura stessa della vita. Purtroppo o per fortuna, funziona così. Certo, poi ci sono le cose che durano davvero troppo poco: la sensazione rinfrescante di un buon gelato d’estate, come l’appagamento dopo qualcosa di caldo d’inverno; il tempo quando si riposa o si dorme e le esperienze di alcuni allenatori. Una di queste è quella appena terminata in una bolla di sapone di Sven-Goran Eriksson sulla panchina delle Filippine.

PESSIMO RUOLINO - “L’impegno di mister Sven-Goran Eriksson termina con questa competizione” ecco le parole, riportate dal Sun, del team manager della nazionale filippina, Dan Palami. Se avesse detto: “È stato breve ma intenso” non avrebbe certo stonato: l’incarico dell’ex allenatore della nazionale inglese era stato raccolto lo scorso 27 ottobre ed ora, dopo aver raccolto solo sconfitte contro Cina, Corea del Sud e Kyrgyzstan nel girone C della coppa d’Asia, lascia il timone. Ma a chi? A Scott Cooper, ex allenatore della Leicester City Academy che dovrà fare davvero del suo meglio per sopperire alla mancanza di tradizione calcistica nella sua nuova federazione di afferenza e alla sua stessa esperienza, di certo, non al pari dell’appena uscito svedese.

SCONOSCIUTO - Neanche tre mesi, quindi. Ma è tutta colpa di Eriksson? Beh, appunto, come anticipato, l’allenatore si è dovuto interfacciare con una squadra e con una federazione calcistica con una scarsa tradizione calcistica e senz’altro, con giocatori con pochissima esperienza. E, in generale, dove non è che ci fosse tutta questa notorietà per il tecnico svedese. Che quando è arrivato per prendere possesso della sua panchina non ha trovato nessuno ad attenderlo, ma si era detto felice della possibilità di lavorare senza troppe pressioni dovute alla sua fama. I risultati però non sono comunque arrivati. E poco importa che il CT fosse pluridecorato in Europa. Gli addii non guardano in faccia nessuno. E neanche il curriculum.