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Breitner contro Kimmich: “Fossi il responsabile della squadra, lo manderei ad allenarsi sulle montagne!”

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Breitner parla del caso Kimmich e prende posizione riguardo il calciatore del Bayern, che lotta contro il coronavirus con una fondazione, ma che ancora non si è vaccinato. Un qualcosa che a Breitner non è per nulla andato giù...

Francesco Cavallini

Negli anni Settanta lo chiamavano il calciatore ribelle, visto l'aspetto fisico (lunghi capelli ricci e barba ispida) e la tendenza a prendere posizioni controverse dal punto di vista politico, come la scelta di farsi fotografare con il Libretto Rosso di Mao. Ma Paul Breitner è soprattutto un mito del calcio tedesco, capace di segnare in due finali mondiali (1974 e 1982) e di diventare uno dei centrocampisti più forti e più moderni del calcio dell'epoca. Per lui, due grandi esperienze, quella al Real Madrid e quella al Bayern Monaco, in cui è cresciuto e dove è tornato per chiudere la carriera, oltre che a svolgere vari compiti, tra cui quello di osservatore e quello di team manager.

INCOMPRENSIBILE - E proprio dal suo periodo in cui ha gestito la prima squadra, Breitner parte per parlare del caso Kimmich. In una tavola rotonda della BayerischerRundfunk, il campione del mondo 1974 è stato parecchio chiaro nel prendere posizioni riguardo il calciatore del Bayern, che lotta contro il coronavirus con una fondazione, ma che ancora non si è vaccinato. Un qualcosa che a Breitner non è per nulla andato giù. "Non ho bisogno di discutere con qualcuno riguardo la possibilità di vaccinarsi oppure no, per me c'è solo una soluzione, che è quella di vaccinarsi. E non c'entra niente il fatto che Kimmich sia un modello per i giovani, ma riguarda il suo essere un individuo a sè stante. Se decide di non vaccinarsi, io questa cosa non la capisco".

ESCLUSIONE - Il Bayern invece la cosa sembra averla capita, o perlomeno accettata, permettendo a Kimmich (ma anche a quattro altri calciatori che hanno finora rifiutato il vaccino) di allenarsi con la squadra e di giocare, previo tampone ogni due giorni. Dipendesse dal buon Paul, i cinque non vaccinati non metterebbero neanche piede a Säbener Straße. "Sono stato responsabile della prima squadra per cinque anni e con me lui e gli altri quattro non avrebbero giocato, anzi, non si sarebbero neanche allenati con noi. Avrei detto loro 'arrivederci ragazzi, potete pure andare a correre su e giù per le montagne, ma non qui'. Una cosa del genere non si può permettere". Infine, Breitner è d'accordo con Klopp, che qualche settimana fa ha detto che non vaccinarsi è un po' come guidare in stato di ebbrezza: "Voleva dire, e forse avrebbe dovuto dire, che non vaccinarsi è potenzialmente omicidio volontario". Parola di Breitner...