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Breitner contro Kimmich: “Fossi il responsabile della squadra, lo manderei ad allenarsi sulle montagne!”

MUNICH, GERMANY - OCTOBER 14:  Paul Breitner of FC Bayern Muenchen talks to the media during the launch of the new book 'Mythos FC Bayern' at FC Bayern Muenchen Erlebniswelt museum on October 14, 2015 in Munich, Germany.  (Photo by Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)

Breitner parla del caso Kimmich e prende posizione riguardo il calciatore del Bayern, che lotta contro il coronavirus con una fondazione, ma che ancora non si è vaccinato. Un qualcosa che a Breitner non è per nulla andato giù...

Francesco Cavallini

Negli anni Settanta lo chiamavano il calciatore ribelle, visto l'aspetto fisico (lunghi capelli ricci e barba ispida) e la tendenza a prendere posizioni controverse dal punto di vista politico, come la scelta di farsi fotografare con il Libretto Rosso di Mao. Ma Paul Breitner è soprattutto un mito del calcio tedesco, capace di segnare in due finali mondiali (1974 e 1982) e di diventare uno dei centrocampisti più forti e più moderni del calcio dell'epoca. Per lui, due grandi esperienze, quella al Real Madrid e quella al Bayern Monaco, in cui è cresciuto e dove è tornato per chiudere la carriera, oltre che a svolgere vari compiti, tra cui quello di osservatore e quello di team manager.

INCOMPRENSIBILE - E proprio dal suo periodo in cui ha gestito la prima squadra, Breitner parte per parlare del caso Kimmich. In una tavola rotonda della BayerischerRundfunk, il campione del mondo 1974 è stato parecchio chiaro nel prendere posizioni riguardo il calciatore del Bayern, che lotta contro il coronavirus con una fondazione, ma che ancora non si è vaccinato. Un qualcosa che a Breitner non è per nulla andato giù. "Non ho bisogno di discutere con qualcuno riguardo la possibilità di vaccinarsi oppure no, per me c'è solo una soluzione, che è quella di vaccinarsi. E non c'entra niente il fatto che Kimmich sia un modello per i giovani, ma riguarda il suo essere un individuo a sè stante. Se decide di non vaccinarsi, io questa cosa non la capisco".

ESCLUSIONE - Il Bayern invece la cosa sembra averla capita, o perlomeno accettata, permettendo a Kimmich (ma anche a quattro altri calciatori che hanno finora rifiutato il vaccino) di allenarsi con la squadra e di giocare, previo tampone ogni due giorni. Dipendesse dal buon Paul, i cinque non vaccinati non metterebbero neanche piede a Säbener Straße. "Sono stato responsabile della prima squadra per cinque anni e con me lui e gli altri quattro non avrebbero giocato, anzi, non si sarebbero neanche allenati con noi. Avrei detto loro 'arrivederci ragazzi, potete pure andare a correre su e giù per le montagne, ma non qui'. Una cosa del genere non si può permettere". Infine, Breitner è d'accordo con Klopp, che qualche settimana fa ha detto che non vaccinarsi è un po' come guidare in stato di ebbrezza: "Voleva dire, e forse avrebbe dovuto dire, che non vaccinarsi è potenzialmente omicidio volontario". Parola di Breitner...